Il caso Garlasco: tra due verità giudiziarie e un DNA in discussione
Il caso Garlasco si complica con nuove contestazioni sul DNA e la revisione della condanna a Alberto Stasi.

A diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco si muove lungo una linea sempre più netta, con un’attenzione concentrata su elementi già esistenti e su come attribuirne il significato. Il dibattito si concentra soprattutto sul DNA trovato sotto le unghie della vittima, un elemento che ha diviso accusa e difesa in due interpretazioni quasi opposte. Mentre la Procura di Pavia lo considera un dato cruciale per ricostruire il delitto, la difesa di Andrea Sempio lo contesta, sottolineando la sua debolezza scientifica e la possibilità di contaminazione. La questione si complica ulteriormente con la possibilità di una revisione della condanna a Alberto Stasi, condannato definitivamente a sedici anni per l’omicidio, ma che ora potrebbe tornare in gioco grazie agli sviluppi dell’inchiesta.
Il DNA e le due letture contrapposte
Il materiale genetico recuperato sotto le unghie di Chiara Poggi è diventato il simbolo del dibattito tra accusa e difesa. La genetista Marina Baldi, consulente della difesa di Sempio, ha sottolineato che il profilo disponibile è scarso, incompleto e misto, rendendo impossibile stabilire con certezza chi abbia lasciato la traccia e come. La compatibilità con il cromosoma Y della linea maschile dei Sempio non equivale a un’identificazione individuale, poiché un profilo di questo tipo può essere condiviso da uomini appartenenti alla stessa linea patrilineare. La Procura di Pavia, invece, attribuisce alla traccia un significato diverso, inserendola nel contesto più ampio degli elementi raccolti durante l’indagine.
La Procura di Pavia non legge il DNA isolatamente, ma insieme a altri elementi come l’impronta palmare 33 e le calzature. Questo approccio ha portato a una ricostruzione accusatoria definita, ma la difesa ha risposto con consulenze destinate a contestarne soprattutto gli aspetti scientifici. I magistrati stanno verificando quelle obiezioni prima di assumere le prossime determinazioni.
La revisione e il paradosso giudiziario
La difesa di Alberto Stasi, condannato definitivamente per l’omicidio di Chiara Poggi, sta lavorando alla richiesta di revisione della sentenza. La Procura di Pavia ha trasmesso documentazione alla Procura generale di Milano per valutarla sotto il profilo della revisione. Il paradosso giudiziario è evidente: per lo stesso omicidio esiste una condanna definitiva nei confronti di Stasi, ma un’altra Procura ha costruito un’ipotesi accusatoria che individua in Andrea Sempio l’autore del delitto.
Le due costruzioni giuridiche convivono su piani differenti finché una non viene modificata attraverso gli strumenti previsti dalla legge. La Procura di Pavia ha fissato il 28 settembre come termine per la scadenza delle indagini preliminari. L’avviso di conclusione dell’indagine era già stato notificato a Sempio il 7 maggio, ma il deposito da parte della difesa di diverse consulenze tecniche ha portato i magistrati a disporre ulteriori approfondimenti. Tra gli accertamenti disposti c’è anche la consulenza affidata allo psichiatra forense Roberto Catanesi per valutare la capacità di intendere e di volere dell’indagato.
Il caso Garlasco, però, non si limita al dibattito giudiziario. Il ritorno nel Pavese di Alessandro Biasibetti, ex compagno di amici di Chiara Poggi e Sempio, ha alimentato ipotesi, ma non rappresenta una nuova pista investigativa. La sua presenza è legata a motivi religiosi e non a nuovi atti d’indagine. Inoltre, Andrea Sempio ha perso il lavoro a fine agosto, ma il licenziamento non è conseguenza del procedimento penale, ma legato a un cambio di gestione dell’attività. La sua vita, però, è comunque investita dal fenomeno mediatico che circonda il caso, dimostrando quanto un delitto possa influenzare la vita di chiunque abbia un rapporto con la vittima.
