La difesa di Romano e Bazzi si basa su nuove prove e errori durante le indagini
La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi presenta nuove prove e contesta errori durante le indagini per la strage di Erba.

La difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi si basa su nuove prove e su presunti errori commessi durante le indagini per la strage di Erba, avvenuta il 11 dicembre 2006. I coniugi, condannati all’ergastolo in via definitiva, hanno presentato una richiesta di revisione del processo, che potrebbe portare a un nuovo giudizio. La richiesta, avanzata dagli avvocati Fabio Schembri, Nico D’Ascola, Luisa Bordeaux e Patrizia Morello, si sostiene su elementi mai considerati nei tre gradi di giudizio. La Corte d’Appello di Brescia ha fissato l’udienza al 10 luglio per decidere se aprire la revisione.
La testimonianza di Mario Frigerio e le sue contraddizioni
La difesa sostiene che la testimonianza di Mario Frigerio, il marito di Valeria Cherubini, sia stata influenzata da pressioni durante l’interrogatorio. Frigerio, ascoltato per la prima volta in ospedale il 15 dicembre, descrisse l’aggressore come una persona alta e con pelle olivastra, senza menzionare Olindo Romano. Successivamente, dopo un colloquio con il luogotenente Luciano Gallorini e altri carabinieri, cambiò versione e indicò Romano come possibile colpevole. Secondo gli avvocati, durante l’incontro, Frigerio fu sollecitato in modo tale da poter essere suggestionato.
La testimonianza di Frigerio fu influenzata da pressioni e sollecitazioni durante l’interrogatorio.
Gli esperti di psicologia e criminologia interpellati dalla difesa sostengono che non è possibile passare da un ricordo di una persona sconosciuta a un’identificazione di un vicino di casa, soprattutto in condizioni di intossicazione da monossido di carbonio. La difesa ipotizza che Frigerio abbia accusato una lesione al cervello a causa dell’intossicazione, causando un complessivo scadimento delle funzioni cognitive.
Le confessioni e le pressioni degli investigatori
La difesa sostiene che le confessioni di Romano e Bazzi siano state influenzate da pressioni da parte degli investigatori. Prima di essere formalmente accusati, i carabinieri avrebbero parlato a Romano delle tracce di sangue trovate sull’auto e di altre prove contro di lui. Inoltre, il 10 gennaio, due carabinieri avrebbero suggerito a Romano di confessare, promettendogli una condanna lieve grazie alle attenuanti.
Le confessioni dei coniugi potrebbero essere state influenzate da suggerimenti degli investigatori.
Nell’incontro con la moglie prima dell’interrogatorio, Romano disse a Bazzi che stava per confessare perché gli avevano assicurato che lei sarebbe tornata a casa e che lui se la sarebbe cavata con pochi anni di carcere. La difesa sostiene che Romano, nella confessione, ricostruì i fatti da questi colloqui, senza aver visto le prove. Inoltre, si contesta il ritrovamento della macchia di sangue sull’auto di Romano, che potrebbe non essere effettivamente proveniente da lui.
La difesa ha anche presentato nuove prove, tra cui l’accertamento di disturbi psicopatologici in Olindo Romano e deficit cognitivi in Rosa Bazzi, risultato di una consulenza commissionata ad esperti. Inoltre, si contesta il ritrovamento della macchia di sangue sull’auto di Romano, che potrebbe non essere effettivamente proveniente da lui. Le foto scattate dai carabinieri non mostrano tracce di sangue e mancano i cartelli identificativi delle prove. Gli avvocati sostengono che il sangue esaminato potrebbe provenire da un altro luogo e non dall’auto di Romano.
La richiesta di revisione è stata presentata anche dal sostituto procuratore di Milano Cuno Tarfusser, che ha sottolineato l’incertezza sulle prove in questione. Tuttavia, il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli ha espresso dubbi sulla validità delle nuove prove, affermando che non sono fatti nuovi ma suggestioni mediatiche. La difesa, però, continua a sostenere che ci sono elementi in grado di dimostrare l’innocenza dei coniugi e che la revisione del processo è necessaria per correggere eventuali errori giudiziari.
