Disertori in guerra: una scelta tra sopravvivenza e responsabilità

La diserzione in Ucraina e Russia diventa un fenomeno crescente, con numeri record e conseguenze umane e giuridiche.

La diserzione in Ucraina e Russia si sta trasformando in un fenomeno di massa, con numeri record e conseguenze umane e giuridiche. Dalla guerra iniziata nel 2022, il numero di militari fuggiti o dichiarati disertori è cresciuto in modo esponenziale, con dati che testimoniano una situazione di crisi. A gennaio 2022, la Procura generale ucraina aveva registrato circa 90mila procedimenti per diserzione e abbandono del reparto, ma a settembre 2025 il totale era salito a quasi 290mila, con 235.646 casi per Szč (abbandono arbitrario del reparto) e 53.954 per diserzione. Questi numeri, ottenuti attraverso richieste di accesso ai documenti ufficiali, mostrano un aumento del 200 per cento in un anno.

Una scelta tra sopravvivenza e responsabilità

La diserzione non è più solo una questione di coscienza, ma una scelta di sopravvivenza. In Ucraina, il 52 per cento dei militari che hanno abbandonato il reparto lo ha fatto improvvisamente, mentre il 48 per cento ha meditato la decisione. La ragione più citata è l’assenza di termini di servizio e di rotazioni, seguita dai comandanti che non risparmiano la vita dei sottoposti. Un soldato ucraino ha raccontato che, nell’estate del 2023, la metà dei suoi compagni era morta e lui era tra gli ultimi sopravvissuti a andarsene.

La guerra non offre prospettive, e chi fuga lo fa per sopravvivere.

In Russia, la leva è permanente e chi non si presenta subisce restrizioni severe. Dal gennaio 2026, la cartolina di leva compare in un registro elettronico, e il divieto di espatrio scatta automaticamente. Dopo venti giorni, si aggiungono altre limitazioni: niente patente di guida, niente partita Iva, niente compravendite di case o veicoli, niente prestiti. Chi non si presenta non viene cercato casa per casa, ma viene privato di un diritto alla volta. In Ucraina, i registri e le app permettono di anonimizzarsi o di hackerare un database, ma la repressione aumenta con le diserzioni.

Un sistema che punisce e non protegge

La diserzione in Ucraina e Russia non è solo un fenomeno di massa, ma un riflesso della guerra infinita e della mancanza di prospettiva di fine. In Russia, il decreto di mobilitazione del 2022 non è mai stato revocato, e i soldati che si consegnano chiedono di essere processati, perché la colonia penale è l’unico congedo possibile. In Ucraina, i tribunali continuano a chiudere i procedimenti contro chi accetta di rientrare, e i reclutatori continuano a commettere abusi, come la “busificazione” (uomini fermati per strada e caricati sui furgoni), che rimane quasi sempre impunita.

La guerra non offre scampo, e chi fuga lo fa per sopravvivere.

La diserzione non è solo una scelta individuale, ma un sintomo di un sistema che non protegge i soldati e non offre una prospettiva di fine. In Ucraina, la tregua è lontana anche tra Pd e M5s, e i controlli digitali sono diventati una realtà. In Russia, la guerra infinita e la debolezza dello Stato hanno portato a una strategia di resistenza e di sopravvivenza, con conseguenze umane e giuridiche che si fanno sempre più gravi.