Procura di Venezia impugna sentenza su Turetta: chiede riconoscimento aggravanti di stalking e crudeltà

Procura di Venezia impugna sentenza su Turetta, chiede riconoscimento aggravanti di stalking e crudeltà.

Procura di Venezia impugna sentenza su Turetta: chiede riconoscimento aggravanti di stalking e crudeltà
Procura di Venezia impugna sentenza su Turetta: chiede riconoscimento aggravanti di…

La Procura di Venezia ha deciso di impugnare la sentenza di primo grado con cui Filippo Turetta è stato condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto il 11 novembre 2023. L’azione è volta a richiedere il riconoscimento delle aggravanti di stalking e crudeltà, che la Corte d’Assise di Venezia aveva rifiutato. La famiglia Cecchettin, attraverso l’avvocato Stefano Tigani, ha espresso soddisfazione per la decisione della Procura, considerandola un passo in direzione della giustizia. L’impugnazione è un atto fortemente atteso, richiesto espressamente dal consiglio difensivo.

Le motivazioni della sentenza e il concetto di crudeltà

Nelle 145 pagine di motivazioni depositate il 8 aprile, i magistrati hanno definito le 75 coltellate inferte a Giulia Cecchettin come “inesperienza” e non come “crudeltà”. Secondo i giudici, la dinamica dell’aggressione, pur “certamente efferata”, era una conseguenza della mancanza di competenza e esperienza del 23enne. La sentenza è in linea con un precedente della Cassazione del 2015, che ha chiarito che la mera reiterazione dei colpi non costituisce aggravante se non eccede i limiti connaturali dell’azione.

Lo stalking, anch’esso contestato, è stato visto come un controllo esasperante, ma non sufficiente a giustificare l’aggravante. I magistrati hanno spiegato che l’aggravante contestata è circoscritta al periodo in prossimità e a seguito della relazione. Turetta, secondo le chat, aveva cercato di controllare le frequentazioni di Giulia e di influenzare il suo rendimento accademico per stare con lei. La motivazione del crimine è stata definita come l’opposizione alla libertà della vittima.

La difesa di Turetta e l’appello

Intanto, la difesa di Filippo Turetta ha depositato la richiesta di appello contro la sentenza di condanna. Il difensore Giovanni Caruso ha chiesto l’esclusione dell’aggravante della premeditazione e la concessione delle attenuanti generiche per la collaborazione prestata agli inquirenti e per il comportamento processuale tenuto dall’imputato. L’impugnazione della Procura di Venezia rappresenta un ulteriore passo nella battaglia per riconoscere le aggravanti contestate, con l’obiettivo di garantire una condanna più adeguata al reato commesso.

La famiglia Cecchettin ha espresso fiducia nella decisione della Procura, ritenendola un passo verso la giustizia. L’avvocato Stefano Tigani ha sottolineato che la richiesta di impugnazione era stata espressamente avanzata dal consiglio difensivo, e la decisione della Procura conferma la validità delle loro posizioni. La motivazione del crimine è stata definita come l’opposizione alla libertà della vittima.

La sentenza di primo grado ha riconosciuto la premeditazione, ma non le altre aggravanti contestate. La Procura di Venezia, con l’impugnazione, cerca di rivedere questa decisione e di riconoscere le aggravanti di stalking e crudeltà, che la famiglia Cecchettin ritiene fondamentali per una condanna equa. L’azione della Procura rappresenta un ulteriore sforzo per garantire una giustizia più completa e rispettosa delle circostanze del caso.