Mixomatosi, in Italia rilevato per la prima volta il ceppo ha-Myxovirus in un allevamento di lepri

Prima segnalazione in Italia del ceppo ha-Myxovirus della mixomatosi in un allevamento di lepri in provincia di Padova.

Nel mese di agosto 2026 è stata rilevata per la prima volta in Italia la presenza del ceppo ha-Myxovirus del virus della mixomatosi del coniglio in un allevamento di lepri in provincia di Padova. Si tratta di un caso inedito, che segna un ulteriore passo nella diffusione di questa malattia virale altamente contagiosa e diffusiva, che colpisce sia i conigli domestici che selvatici. La segnalazione è stata effettuata dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna (IZSLER), che ha effettuato la caratterizzazione genetica del virus. La mixomatosi, endemica in Europa da quasi 75 anni, ha visto un’espansione recente a causa di mutazioni e ricombinazioni virali, che ne hanno modificato le caratteristiche e la diffusione.

Un ceppo nuovo, con origine incerta

Il ceppo ha-Myxovirus è il risultato di un fenomeno di ricombinazione tra il virus della mixomatosi (MYXV) e un poxvirus non ancora identificato, con origine comune a diversi altri virus come capripoxvirus, cervidpoxvirus, suipoxvirus e yatapoxvirus. L’inserimento di 2800nt nel gene M009L ha portato a una variante del virus che si è diffusa in diversi Paesi europei, tra cui Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria e Ungheria. In Italia, il ceppo è stato rilevato per la prima volta in un allevamento di lepri, ma si sospetta la sua presenza anche in Slovenia e Serbia, pur non essendo ancora confermata.

La diffusione del ceppo ha-Myxovirus ha reso necessario un incremento della sorveglianza, non solo passiva ma anche attiva.

Le caratteristiche della malattia e le sue conseguenze

La mixomatosi è una malattia virale altamente debilitante, che si manifesta con lesioni nodulari, edema e dermatite sulla testa, intorno agli occhi e al naso, sulle gambe e nella regione anogenitale. Le lesioni possono portare a congiuntivite, gravi lacrimazioni e gonfiore, con rischio di cecità nelle fasi finali. Gli organi interni mostrano congestione polmonare, emorragia e edema alveolare. La mortalità varia in base alla densità degli animali e a fattori predisponenti, con un’immunità di popolazione assente, richiedendo almeno 3-5 anni per raggiungere una protezione massiva. Inoltre, il virus è immunosoppressivo, favorendo coinfezioni con batteri come Treponema, Pasteurella e pseudotubercolosi.

La trasmissione avviene sia per contatto diretto che mediato da vettori, con un andamento stagionale legato alle condizioni climatiche favorevoli.

La diffusione del ceppo ha-Myxovirus ha reso necessario un incremento della sorveglianza, non solo passiva ma anche attiva, con raccolta e analisi di campioni da animali provenienti da prelievo venatorio. L’obbligo di notifica obbligatoria, in base al Decreto 26 gennaio 2026, ha reso necessario un monitoraggio più attento, soprattutto in aree a rischio. Nei allevamenti commerciali, è indispensabile rafforzare le misure di biosicurezza per evitare l’introduzione del virus, soprattutto attraverso insetti vettori. La sorveglianza attiva e la diagnosi tempestiva sono fondamentali per prevenire l’espansione del ceppo ha-Myxovirus, che rappresenta un rischio crescente per la salute degli animali e per la gestione delle risorse zootecniche in Italia.