Grani Antichi Siciliani: nasce una filiera da 200 milioni per l’IGP

Una filiera dedicata ai grani antichi siciliani si forma con l’obiettivo di raggiungere un miliardo di euro.

La filiera dei Grani Antichi Siciliani si sta formando con l’obiettivo di raggiungere un valore di un miliardo di euro. Oltre 70 produttori si sono riuniti a Serradifalco, dove si è svolta un’assemblea pubblica promossa da Unimpresa Sicilia, Confcommercio Catania e Unione Coltivatori Italiani (UCI). L’evento ha segnato l’avvio della Rete d’Impresa per la tutela dei grani antichi, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento IGP entro due-tre anni. Il progetto, che coinvolge quasi mille aziende agricole e circa 10 mila ettari seminati, genera un valore stimato intorno ai 200 milioni di euro e potrebbe raggiungere, a regime, gli 800 milioni-un miliardo di euro.

La tracciabilità e la biodiversità al centro del progetto

La filiera si basa su un sistema di tracciabilità che permette di seguire ogni passaggio, dalla semina alla trasformazione, garantendo la qualità e la provenienza dei prodotti. Il disciplinare per il riconoscimento IGP, elaborato dall’Osservatorio Permanente per l’Agricoltura di Unimpresa, dovrà definire regole chiare per la filiera. L’obiettivo è di escludere attori non essenziali, come quelli che coltivano solo per accedere a fondi pubblici, e di garantire la centralità dell’agricoltore come garante della biodiversità. La tracciabilità deve partire dal seme, ha spiegato Pierluigi Reale, responsabile Agricoltura, Pesca e Foreste di Unimpresa Sicilia. Vogliamo costruire una filiera nella quale sia possibile seguire ogni passaggio, dalla semente certificata alla coltivazione, dalla molitura alla trasformazione fino al prodotto destinato al consumatore.

Un’occasione per la crescita del settore cerealicolo

Giuseppe Spadafora, presidente di Unimpresa Sicilia, ha sottolineato come la Sicilia, pur vantando una tradizione millenaria nella coltivazione del grano, abbia visto ridurre drasticamente l’area seminata, passando da oltre 800 mila ettari a circa 270 mila. «L’IGP dei Grani Antichi Siciliani rappresenta lo strumento per salvaguardare questa tradizione e trasformarla in un’opportunità di crescita», ha dichiarato. «Non siamo competitor della grande distribuzione, siamo complementari al retail tradizionale». L’assemblea ha visto la partecipazione di esperti, agricoltori e rappresentanti delle istituzioni, che hanno sottolineato l’importanza di un progetto che possa dare valore economico a chi produce e trasforma in Sicilia.

Marco Romano, agricoltore custode, ha espresso la necessità di tornare a essere protagonisti del mercato: «Non siamo stati capaci di comunicare ai consumatori il valore e le caratteristiche dei nostri prodotti. Dobbiamo tornare a essere protagonisti di una filiera nella quale chi produce possa partecipare anche alla costruzione del valore del prodotto finale». L’obiettivo è di creare un asset strategico nazionale e internazionale, che possa offrire una prospettiva anche alle aree interne della Sicilia, alle prese con il progressivo spopolamento.

La crescita della filiera passa anche attraverso la disponibilità delle sementi, un tema centrale emerso durante l’assemblea. La ricerca indica che in Sicilia si contano 68 agricoltori custodi, ma soltanto sei hanno presentato richiesta di controllo in campo. Il numero delle superfici approvate per il 2026 è di 81,7 ettari, con 24 varietà siciliane di conservazione su 31 iscritte nel Registro nazionale. «Con quelle attualmente disponibili si potrebbe arrivare al massimo a 400-450 ettari», ha sottolineato Paolo Caruso, agronomo e fondatore di Foodiverso. La ricerca indica la necessità di una maggiore sinergia tra produttori e strutture di controllo, nonché l’importanza della tracciabilità del seme per una filiera credibile.

La filiera, che punta a mantenere in Sicilia l’intera catena produttiva, prevede anche nuove possibilità di trasformazione. Vincenzo Battaglia del CREA DC ha anticipato: «Stiamo lavorando sulla marchiatura dei grani antichi per fare la birra». L’obiettivo è di creare un sistema che non solo valorizzi i prodotti locali, ma anche offra opportunità di crescita a chi opera nel settore. La Rete d’Impresa, che dovrà essere costituita notarile entro il 15 novembre, rappresenta un passo importante verso un futuro in cui i grani antichi siciliani saranno riconosciuti a livello nazionale e internazionale.