AI complica il lavoro, Simplify offre una via d’uscita

I fondatori di Axios parlano di come l’AI ha complicato il lavoro e come Simplify possa aiutare a semplificare.

Il libro Simplify: Do 50% More with 50% Less, scritto dai fondatori di Axios, Jim VandeHei e Mike Allen, offre una critica al ruolo dell’intelligenza artificiale (AI) nel lavoro moderno e propone una soluzione: semplificare. Secondo i due, l’AI non ha ridotto il carico di lavoro, ma lo ha aumentato, creando una situazione in cui le persone si sentono sovraccariche e non riescono a distinguere tra lavoro reale e attività che sembrano produttive ma non lo sono. La crisi non è solo tecnologica, ma anche culturale: il lavoro è diventato più verbale, più complesso e meno focalizzato. La soluzione, secondo i due, è una revisione costante e una gestione attenta del tempo e delle priorità.

La complessità del lavoro moderno

Secondo VandeHei, il carico cognitivo delle persone è aumentato negli ultimi vent’anni, e la tensione è reale, non immaginaria. L’AI, invece di semplificare, ha introdotto un’infinità di informazioni, email, presentazioni e attività che non portano a risultati concreti. “Tutto ciò che hai a disposizione è un’energia che non ha senso”, ha detto VandeHei, spiegando come l’AI abbia creato una forma di produttività illusoria. Allen ha aggiunto che il problema non è solo interno alle aziende, ma anche esterno: le persone, anche quelle che non hanno esperienza, si sentono costrette a produrre contenuti sempre più complessi, senza una guida chiara.

La soluzione: semplificare e rivedere

La risposta dei due è una revisione costante, fatta con una certa fermezza. “Tutto ciò che devi fare in un ordine specifico, ciò che puoi smettere di fare e ciò che puoi automatizzare”, ha detto VandeHei, spiegando come il libro abbia come obiettivo aiutare le persone a rivedere il loro lavoro e la loro vita. Allen ha citato un concetto di Stewart Butterfield, ex CEO di Slack, sul “trappola dell’attività che sembra lavoro”, un concetto che McKinsey ha definito come un “falso trappola della produttività”. La soluzione, secondo i due, è una gestione attenta del tempo e una capacità di dire “no” senza vergogna.

Un esempio concreto è il concetto di “I’m booked”, una frase che Allen ha introdotto come modo per rifiutare impegni senza dover spiegare. “Non devi scusarti, non devi spiegare, solo dire ‘I’m booked’”, ha detto Allen, spiegando come questa frase possa aiutare a gestire meglio il tempo e a evitare l’overbooking. La stessa idea è stata applicata anche da Schwartz, che ha sottolineato come il rifiuto di impegni non dovrebbe essere visto come una mancanza, ma come una scelta strategica. “Se non hai un motivo per dire ‘no’, allora non devi farlo”, ha detto.

VandeHei e Allen hanno anche parlato del loro ricordo dei anni ’90, un periodo in cui il lavoro era più lento, ma anche più focalizzato. “Non è nostalgia, è fatti”, hanno detto, spiegando come il carico cognitivo di oggi sia maggiore e la capacità di concentrarsi sia ridotta. L’AI, in questo senso, ha reso il lavoro più complesso, ma anche più difficile da gestire. “Non hai più il tempo per pensare”, ha detto VandeHei, spiegando come la velocità e la quantità di informazioni abbiano ridotto la capacità di riflettere e prendere decisioni.

La soluzione, secondo i due, non è solo tecnologica, ma anche culturale. “Se non riesci a semplificare, non riesci a lavorare bene”, ha detto Allen, sottolineando come la semplificazione sia un’abilità che si deve imparare e applicare. Il libro, quindi, non è solo un manuale di produttività, ma anche un invito a rivedere il modo in cui si vive e si lavora. La semplificazione, in questo senso, non è solo un’alternativa, ma una necessità.