Carceri e giustizia in crisi: Alemanno e Davigo denunciano emergenza democratica

Alemanno e Davigo denunciano emergenza democratica per carceri e giustizia in Italia.

Un dibattito tra politici e magistrati sullo stato delle carceri e della giustizia in Italia
Un dibattito tra politici e magistrati sullo stato delle carceri e della giustizia in Italia

Il dibattito su stato delle carceri e funzionamento della giustizia in Italia ha visto l’intervento di diversi esponenti politici e magistrati durante l’evento “La Piazza 2026”. Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, ha definito le carceri italiane un’emergenza democratica, mentre Piercamillo Davigo, ex magistrato, ha sottolineato come la giustizia non possa funzionare con i mezzi attuali. La discussione, moderata da Marco Scotti, ha visto la partecipazione di Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, Claudia Eccher, presidente della VII Commissione del Csm, e Vittoria Baldino, deputata del Movimento 5 Stelle.

Le carceri italiane: un’emergenza democratica

Gianni Alemanno ha aperto il dibattito sottolineando come le carceri italiane rappresentino un problema che va al di là delle questioni di ordine pubblico. “Oggi secondo me le carceri italiane sono un’emergenza democratica, qualcosa che deve riguardare non una parte politica ma tutta la realtà politica”, ha detto. L’ex sindaco di Roma ha criticato il sovraffollamento e il sistema che, a suo avviso, ostacola chi cerca di reinserirsi nella società. “Il carcere deve avere una funzione rieducativa, deve avere una funzione che porti a ridurre la recidiva. Questo oggi nel carcere italiano non esiste”, ha sottolineato.

Non è solo un problema di fasce emarginate, oggi è una realtà che può accadere a tutti. Alemanno ha richiamato anche il tema della custodia cautelare: “Col funzionamento della giustizia penale che c’è oggi in Italia chiunque può finire in galera. Credo che tutte le forze politiche dovrebbero prendere atto di questa situazione e fare un intervento di emergenza sulla realtà carceraria”.

La giustizia in crisi: dati e realtà

Piercamillo Davigo ha sottolineato come i dati relativi alla capienza degli istituti penitenziari siano spesso distanti dalla realtà. “Se qualcuno si prende la briga di andare su Internet a controllare sul Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il numero dei detenuti e la disponibilità di posti, scopre una cosa singolare”, ha detto. Secondo Davigo, il calcolo della capienza tiene conto delle metrature previste per le civili abitazioni, ma non riflette la situazione reale. Alemanno ha contestato questa visione, sottolineando come i dati teorici siano spesso disattesi nella pratica.

La giustizia non può funzionare con i mezzi attuali. Davigo ha richiamato anche la possibilità, prevista da accordi internazionali, di scontare la pena nel proprio Paese: “Quasi tutti gli italiani detenuti all’estero chiedono di venire in Italia a scontare la pena. Gli stranieri detenuti in Italia non chiedono di andare nel loro Paese”. Claudia Eccher ha parlato del ruolo delle correnti nella magistratura e del loro impatto sulla giustizia. “I magistrati sono in piena campagna elettorale e in questo momento c’è una guerra che non ho paura di definire quasi fratricida tra le correnti”, ha detto. Eccher ha denunciato come le correnti, in alcuni casi, abbiano incluso un comunicato che prevedeva l’espulsione di coloro che avevano votato sì al referendum. “Credo che questo non facia bene alla vita democratica di questo Paese”, ha sottolineato.

Vittoria Baldino ha attaccato la politica del governo sulla giustizia, sottolineando come il garantismo sia spesso solo per i potenti. “Questo è il garantismo dei garantiti e non è il garantismo previsto dalla Costituzione”, ha detto. Sisto, invece, ha ribadito che il processo serve ad accertare la responsabilità, non a punire. “Il processo non serve a punire, serve ad accertare la responsabilità secondo le regole e secondo la presunzione di non colpevolezza”, ha detto. La giustizia deve rispettare la Costituzione. Sisto ha rivendicato l’azione del governo sulle carceri: “Abbiamo assunto nella Polizia penitenziaria quasi dieci volte di più rispetto ad altri governi, abbiamo completato i ruoli della magistratura di sorveglianza, fatto investimenti sugli ausiliari, abbiamo un piano sull’edilizia penitenziaria di assoluta rilevanza. Fra il carcere e fuori dal carcere non ci deve essere una barriera. L’articolo 27 dice con chiarezza che la pena deve tendere alla rieducazione. Puoi perdere la libertà ma non la dignità”.