Il Venezuela chiede il ritorno delle sue riserve auree al Regno Unito
Il Venezuela chiede il ritorno delle sue riserve auree al Regno Unito, un tema che mette d’accordo regime e opposizione.

Un tema cruciale per regime e opposizione
Il Venezuela e i suoi oppositori si sono messi d’accordo su un tema cruciale: il ritorno delle riserve auree custodite dalla Banca d’Inghilterra. Queste riserve, bloccate dal 2018, rappresentano un valore di oltre 3,4 miliardi di euro e sono state congelate a causa di un contenzioso legale legato al riconoscimento del presidente venezuelano. L’accordo segna un passo avanti nella difficile mediazione tra regime e opposizione, che si sono incontrati per la prima volta dopo anni di tensioni.
Un patrimonio storico e finanziario
Le riserve auree del Venezuela, custodite in lingotti, ammontano a 31 tonnellate e sono una garanzia della stabilità finanziaria del paese. Il loro valore ha seguito l’aumento del prezzo dell’oro, raggiungendo un importo superiore ai 3,4 miliardi di euro. Queste riserve sono state depositate in Gran Bretagna dagli anni Ottanta, in un contesto in cui la Banca d’Inghilterra custodisce lingotti per conto di diversi paesi e istituzioni. Il Venezuela, però, ha perso gran parte del controllo su queste riserve dopo il 2018, quando il governo britannico ha riconosciuto come presidente legittimo Juan Guaidó, un leader dell’opposizione.
Le riserve sono un elemento chiave per la stabilità economica del Venezuela.
Il governo venezuelano ne ha grande bisogno per finanziare la ricostruzione dopo il devastante doppio terremoto di fine giugno e per provare a ristrutturare il suo gigantesco debito pubblico, stimato in oltre 200 miliardi di euro. Il ritorno delle riserve potrebbe aiutare a mitigare gli effetti delle sanzioni economiche a cui il paese è sottoposto. Negli anni di Hugo Chávez, il predecessore di Maduro e fondatore del regime, il Venezuela ottenne il rimpatrio di parte dell’oro, finché nel Regno Unito rimase un decimo delle sue riserve totali. Furono congelate nel 2018, quando il governo britannico disconobbe Maduro come leader del Venezuela. In quegli anni, buona parte della comunità internazionale riconobbe come presidente legittimo Juan Guaidó, che era stato eletto presidente da un parlamento controllato dall’opposizione ma svuotato di potere da Maduro.
Il contesto politico ha subito un cambiamento significativo.
Negli ultimi mesi, il contesto politico è cambiato: Delcy Rodríguez, ex vicepresidente di Maduro e ora leader del regime, è appoggiata e in larga parte controllata dagli Stati Uniti, ed è considerata una leader più presentabile dai governi stranieri. Qualche settimana fa Rodríguez ha detto di avere scritto una lettera a re Carlo III per chiedergli di intercedere sull’oro. Non si capisce però perché al re e non al governo britannico, l’unico che potrebbe fare qualcosa.
Una fonte nell’opposizione ha spiegato al Financial Times che, se l’oro fosse restituito, verrebbero istituiti meccanismi di sorveglianza per evitare che la vecchia classe dirigente corrotta si impadronisca delle riserve. Tuttavia, il governo di Rodríguez non è trasparente: ad esempio, non si sa dove siano finiti gli incassi delle vendite del petrolio, gestite dagli Stati Uniti. Inoltre, l’opposizione ha ottenuto una concessione significativa: il rinnovo della composizione del Tribunale supremo, un organo fondamentale per il regime, che in teoria sarà reso imparziale. Il ritorno delle riserve è un passo importante, ma non basta a risolvere le complesse dinamiche politiche del Venezuela.
