Trump e lo scontro con i media, un duello che in America va avanti da secoli

Trump e i media: un conflitto che risale a oltre due secoli, tra libertà di stampa e sicurezza nazionale.

Il presidente Donald Trump ha nuovamente messo in discussione la libertà di stampa, questa volta con un provvedimento che ha visto il giudice Timothy J. Kelly sospendere per due settimane la decisione di revocare l’accredito per l’accesso alla Casa Bianca ai giornalisti di CNN, MS Now e Politico. L’azione di Trump, che aveva accusato i media di diffondere notizie false e mettere a repentaglio la sicurezza nazionale, è stata bloccata per motivi procedurali, come la mancanza di informazione tempestiva sul rischio per la sicurezza e l’impossibilità per i reporter di presentare un ricorso prima che la misura fosse eseguita. La sospensione, però, non è definitiva e permette al giudice di valutare i fatti in modo più approfondito.

Un rapporto storico tra presidenti e media

Il conflitto tra Trump e i media non è un fenomeno nuovo, ma parte di una storia americana lunga oltre due secoli. Il rapporto tra presidenti e stampa è sempre stato segnato da tensioni, accuse di diffamazione e tentativi di limitare la libertà di informazione. Il caso più emblematico risale al 1798, quando il presidente John Adams approvò il Sedition Act, una legge che puniva con il carcere chi pubblicava affermazioni false o scandalistiche contro il governo o il presidente. L’obiettivo era soffocare le critiche dei giornalisti di orientamento democratico-repubblicano, che avrebbero potuto favorire il suo rivale Thomas Jefferson nelle elezioni del 1800.

La legge del 1798 fu un tentativo di limitare la libertà di stampa per proteggere la sicurezza nazionale. Il provvedimento fu applicato a giornalisti come Matthew Lyon, che fu condannato a quattro mesi di carcere e a un’ammenda di mille dollari per aver messo in ridicolo Adams. Nonostante le accuse, Lyon riuscì a essere rieletto al Congresso nel 1800 mentre era in carcere. Il Sedition Act fu parte di un pacchetto di leggi giustificate da Adams in nome della protezione della sicurezza nazionale.

Trump e la sua strategia contro i media

Trump, però, non è il primo presidente a cercare di imbavagliare i media. La sua strategia, tuttavia, ha avuto un impatto particolare, con accuse di diffamazione e attacchi personali rivolti a giornalisti e testate. Nel 2018, ad esempio, il presidente fece cacciare dalla sala stampa del White House il capo dei corrispondenti della CNN, Jim Acosta, in seguito a un alterco. Dopo il ritiro dell’accredito, Acosta fece causa a Trump, alla sua portavoce e agli agenti del Secret Service, e riuscì a recuperare il pass grazie al giudice Kelly, lo stesso che ha bloccato la decisione di revocare l’accredito ai reporter più recentemente.

La sua posizione ha spesso portato a tensioni con i giornalisti, con accuse di diffamazione e minacce di azioni legali. Nonostante i tentativi di limitare l’accesso ai media, Trump ha continuato a citare in giudizio diverse testate, come il “New York Times” e il “Washington Post”, per come avevano riferito notizie su di lui. I casi hanno avuto esiti diversi: alcuni sono stati archiviati, altri sono ancora in corso. Tra i più significativi c’è la causa intentata contro la BBC, alla quale Trump ha chiesto un risarcimento di dieci miliardi di dollari per danni.

La questione della libertà di stampa e della sicurezza nazionale è sempre stata un tema dibattuto negli Stati Uniti. Dopo la guerra civile, ad esempio, il governo ha cercato di limitare l’informazione per proteggere le operazioni militari, chiudendo alcuni giornali e censurando le notizie. Il presidente Abraham Lincoln, ad esempio, ha ordinato la sospensione delle pubblicazioni di due testate per aver dato eco a una fake news su di lui. Anche durante la guerra mondiale, il presidente Woodrow Wilson ha utilizzato un’agenzia federale per controllare l’opinione pubblica e ha introdotto leggi per limitare la libertà di parola e di stampa. Il caso di Trump ha reso ancora più evidente il conflitto tra libertà di informazione e controllo del potere. Il suo atteggiamento, spesso descritto come un attacco al primo emendamento della Costituzione, ha suscitato reazioni forti da parte dei media e dei cittadini. Nonostante i tentativi di limitare l’accesso ai giornalisti, il dibattito sulla libertà di stampa rimane un tema centrale nella vita politica americana, con implicazioni profonde per la democrazia e la trasparenza.