Stefano Massini, il “cantastorie” dell’antirazzismo che giustifica lo sfruttamento dell’immigrazione
Stefano Massini, in un monologo su Piazzapulita, giustifica lo sfruttamento dell’immigrazione, riducendo gli stranieri a funzioni economiche.
Stefano Massini, in un monologo su Piazzapulita, ha messo in scena una rappresentazione dell’immigrazione che, seppur presentata come antirazzista, si rivela un’altra forma di riduzione sociale. Dopo aver trasformato imperatori romani come Settimio Severo e Filippo l’Arabo in figure simboliche dell’immigrazione antica, Massini ha portato sul palco il personaggio di Bingo Bongo, un’immagine stereotipata dell’immigrato. La domanda che ha posto – “se se ne va, chi raccoglierà i pomodori?” – ha suscitato commenti e riflessioni, ma ha anche rivelato una logica che riduce gli stranieri a funzioni economiche, giustificando il loro sfruttamento.
La riduzione sociale degli stranieri
Massini ha utilizzato un linguaggio che, pur cercando di rovesciare stereotipi, si è rivelato in grado di ridurre gli stranieri a figure utili per il sistema economico. Dopo aver trasformato imperatori romani in “stranieri”, ha portato il personaggio di Bingo Bongo a rappresentare una figura che, se si allontana, lascia un vuoto nel sistema produttivo. La domanda “chi raccoglierà i pomodori?” non è solo una metafora, ma un invito a considerare gli stranieri come una risorsa necessaria per il mercato del lavoro.
La riduzione sociale degli stranieri non è un’innovazione, ma una continuità di logiche storiche.
La trasformazione di Bingo Bongo in bracciante, facchino o badante ha messo in luce una logica che non si distingue molto da quelle che hanno caratterizzato la storia del lavoro in Italia. Gli stranieri, in molti settori, occupano posizioni di bassa qualifica e basso salario, spesso in condizioni di sfruttamento. Secondo dati del ministero del Lavoro, nel 2025 gli stranieri occupavano il 10,7% del totale degli occupati, con una presenza particolarmente elevata in agricoltura e costruzioni. Tuttavia, la maggioranza dei lavori in questi settori è svolta da italiani, e la presenza straniera è una realtà, ma non una soluzione.
La segregazione lavorativa e la sovraqualificazione
La presenza degli stranieri nei settori manuali e nei servizi a minore qualificazione è un dato reale, ma non è una prova di indispensabilità. L’Istat ha registrato che la metà delle donne straniere occupate in Italia è concentrata in quattro professioni: badante, colf, addetta alle pulizie e cameriera. Questo fenomeno è definito come “segregazione lavorativa”, un’indicazione che la presenza straniera non è una scelta, ma una conseguenza di dinamiche di mercato e di politiche migratorie.
La sovraqualificazione degli immigrati non è una soluzione, ma un problema.
Lo studio dell’Ocse ha evidenziato che le competenze dei lavoratori immigrati in Italia vengono spesso sottoutilizzate, e il Paese presenta un forte problema di sovraqualificazione. Questo significa che molti immigrati, pur possedendo competenze elevate, sono costretti a svolgere lavori di bassa qualifica. La riduzione sociale degli stranieri non si limita a una questione di lavoro, ma si estende a una forma di sfruttamento che non è mai stata realmente combattuta.
La logica economica e il modello produttivo
La retorica dei lavori che “gli italiani non vogliono più fare” è un classico del repertorio progressista, ma non è mai stata accompagnata da una vera politica di inclusione. L’Ocse ha rilevato che la debole produttività italiana è legata a un modello produttivo che privilegia l’abbondanza di lavoro a basso costo, a scapito dell’innovazione e dell’investimento. Questo modello, che si basa sull’immigrazione, non è una soluzione, ma una forma di sfruttamento che si ripete da anni.
La domanda non è chi prenderà il posto di Bingo Bongo, ma perché il sistema lo richiede.
Massini ha posto una domanda che sembra rivoluzionare il dibattito sull’immigrazione, ma in realtà ha rivelato una logica che non si distingue da quelle che hanno caratterizzato la storia del lavoro in Italia. La riduzione sociale degli stranieri non è una novità, ma una continuità di dinamiche economiche e sociali che non sono mai state realmente combattute. La domanda non è chi prenderà il posto di Bingo Bongo, ma perché il sistema lo richiede. E questa è la verità che Massini non ha mai voluto affrontare.
