Lo scontro sulla Tav si sposta a Avigliana: il nodo che potrebbe fermare l’intero progetto

Lo scontro sulla Tav si sposta a Avigliana: il nodo che potrebbe fermare l’intero progetto

Proteste e opposizione a Avigliana contro l'espansione della Tav, con amministratori locali contrari al progetto
Proteste e opposizione a Avigliana contro l’espansione della Tav, con amministratori locali contrari al progetto

Lo scontro sulla Tav si è spostato a trenta chilometri da Torino, a Avigliana, dove potrebbe nascere il primo passo per fermare l’intero progetto. La discussione, che negli ultimi mesi si concentrava sul cantiere principale e sulle proteste violente a Venaus, si è spostata su una tratta che potrebbe diventare il fulcro del dibattito: la linea Avigliana-Orbassano. Molti amministratori locali, tra cui esponenti del Pd e liste di centrosinistra, si sono espressi in modo chiaro, contrari all’espansione della tratta, che potrebbe influenzare l’intero progetto. La questione non riguarda solo la realizzazione del tunnel, ma anche la sua utilità e la sua sostenibilità economica.

La tratta Avigliana-Orbassano: il punto di svolta

La tratta Avigliana-Orbassano, che collega la stazione merci di Torino a una fermata in prossimità del tunnel principale, è considerata cruciale per il progetto Tav. Secondo i dati disponibili, la tratta è già servita da un buon numero di corse e da una linea che ospita l’alta velocità, con treni di passaggio ogni mezz’ora per i pendolari. Tuttavia, il progetto Tav prevede un allargamento di questa tratta, con l’obiettivo di aumentare il traffico diretto al tunnel. Secondo il professor Alberto Poggio, della Commissione Tecnica dell’Unione Montana Valle Susa, «è come se ci fosse un tubo che deve trasportare dell’acqua, da Bussoleno a Torino. Se allarghi solo una parte, quella da Avigliana a Orbassano, mentre a monte non cambia nulla e a valle nemmeno, visto che fino a Settimo Torinese non cambierà nulla e a Torino ha solo una metropolitana peraltro realizzata a metà, è difficile che nel tubo passi più acqua».

Un progetto in difficoltà: ritmi lenti e costi elevati

Il tunnel principale, che dovrebbe collegare Torino a Lione, procede a rilento e si confronta con diversi problemi di realizzazione. Tra i principali ostacoli c’è il problema delle talpe meccaniche, che hanno causato ritardi e costi aggiuntivi. Il ritmo di scavo è limitato a circa 1 metro e mezzo al giorno, con criticità tecniche che ostacolano i progressi. Inoltre, il progetto ha un costo stimato di 16,1 miliardi di euro, quasi tutti a carico degli Stati italiani e francesi. Intervistato da Lo Spiffero, il presidente della Commissione intergovernativa Italia-Francia per la Torino-Lione, Paolo Foietta, ha sottolineato che «lo stanziamento aggiuntivo di un miliardo e mezzo, sbloccato poco più di un mese fa dal Cipess, rappresenta un ottimo viatico. Senza la liquidità che consente a Telt di pagare le imprese tutto si fermerebbe».

La comunità montana val Susa ha espresso un chiaro no all’espansione della tratta Avigliana-Orbassano, considerandola inutile e dannosa per l’ambiente e per la popolazione locale. I documenti della comunità montana indicano che molti amministratori locali, tra cui esponenti del Pd e liste di centrosinistra, si sono dichiarati contrari al progetto. La posizione di questi amministratori, pur non avendo il clamore mediatico delle proteste più violente, ha acquisito una certa forza, soprattutto in un contesto in cui i nodi economici e tecnici del progetto si fanno sempre più evidenti.

Un passo verso il blocco totale

La discussione su Avigliana-Orbassano ha acquisito una centralità crescente anche nel dibattito tra Roma e Torino. L’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha dichiarato che «oggi siamo davanti a un passaggio storico: per la prima volta fermare quest’opera è davvero possibile. E il primo passo concreto è la tratta Avigliana-Orbassano». Questa affermazione ha riacceso il dibattito su come potrebbe nascere un blocco totale del progetto, sebbene il governo e i partiti non si mostrino ancora pronti a prendere una posizione definitiva. Il governatore Alberto Cirio, pur rimanendo prudente, ha espresso la volontà di valutare le proposte della comunità montana, che potrebbero influenzare il progetto.

La questione della Tav si complica ulteriormente con la mancanza di un aumento significativo del traffico, che potrebbe rendere l’opera non sostenibile economicamente. Molti amministratori locali, inoltre, hanno sottolineato che la tratta non è affatto stracarica, utilizzando solo il 30% della sua capacità. Senza un incremento di carico, l’espansione potrebbe non portare i benefici previsti. La discussione si sposterà probabilmente a Bussoleno e Avigliana, dove si concentreranno le prossime tensioni e decisioni. La Tav, come ha sottolineato Paolo Foietta, è considerata inarrestabile, ma i problemi di liquidità potrebbero tornare a essere un ostacolo significativo per il progetto.