Sblocco di Hormuz, i Paesi del Golfo pronti a contribuire per 90 miliardi di danni

Sblocco di Hormuz, i Paesi del Golfo pronti a contribuire per 90 miliardi di danni.

Sceicchi del Golfo pronti a pagare per sbloccare Hormuz, danni stimati a 90 miliardi
Sceicchi del Golfo pronti a pagare per sbloccare Hormuz, danni stimati a 90 miliardi

La guerra nel Golfo ha causato danni stimati tra i 70 e i 90 miliardi di dollari, con un calo del Pil che potrebbe raggiungere il 14,7% in Qatar. Gli sceicchi del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait, sono disposti a un «contribuito» volontario per sbloccare lo Stretto di Hormuz, chiuduto da mesi a causa del conflitto con l’Iran. La proposta, presentata dall’Oman, mira a ripristinare il transito delle navi commerciali e a ridurre l’impatto economico su Paesi che hanno visto il loro PIL colpito in modo drastico.

Un modello ispirato a Malacca

La proposta degli sceicchi del Golfo si basa sull’esempio dello Stretto di Malacca, dove Indonesia, Malesia e Singapore chiedono un «contributo» per i servizi di navigazione e la protezione ambientale. Anche a Hormuz, il pagamento volontario non sarà chiamato dazio, ma un «contributo» per garantire la libertà di navigazione. L’idea è di evitare un precedente che potrebbe indispettire Donald Trump, che sembra non opporsi al piano.

La guerra ha ridotto le entrate dei Paesi arabi

Chiudere lo Stretto di Hormuz è servito all’Iran per alzare i prezzi del petrolio, costringendo i consumatori americani e europei a pressare la Casa Bianca per una tregua. L’export di gas e carburante dal Golfo è stato ridotto, tagliando le entrate dei Paesi arabi. L’Iran ha anche distrutto infrastrutture energetiche e terminali, mandando a picco le economie dei Paesi del Golfo. Cinquanta droni da duemila dollari l’uno bastano a mettere fuori uso una raffineria, un terminale o un oleodotto.

Un costo economico che pesa sui Paesi del Golfo

Le stime del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo indicavano che un mese di guerra intensa avrebbe causato 4 milioni di disoccupati e un crollo del Pil tra il 3,7% e il 6% nei Paesi del Golfo. Cinque mesi di guerra a singhiozzo hanno portato probabilmente allo stesso risultato. Il Fondo monetario internazionale prevede una contrazione annua tra l’1,4% dell’Arabia e il 14,7% del Qatar. Le spese militari, tra contraerea e missili intercettori, hanno fatto lievitare i budget della Difesa in media del 20%, con incrementi dello stesso ordine di grandezza per il prossimo anno.

Il «contributo» è un’assicurazione di denaro fresco

La proposta degli sceicchi del Golfo rappresenta un tentativo di trovare un accordo per ripristinare la normalità economica, pur mantenendo il controllo su una situazione che ha messo a dura prova la stabilità del Golfo. Ora tocca a Teheran rispondere, con un’offerta che potrebbe segnare un passo verso la riconciliazione. Il «contributo» volontario non è solo un atto di buona volontà, ma un’assicurazione di denaro fresco per riparare i danni subiti.