Salvatore Parolisi, 14 anni dopo l’uccisione di Melania Rea: lavoro in parrocchia, permessi premio e rapporto con la figlia

Salvatore Parolisi, 14 anni dopo l’uccisione di Melania Rea, svolge lavoro in parrocchia e riceve permessi premio. Rapporto con la figlia Vittoria, che ha cambiato cognome.

Salvatore Parolisi, 14 anni dopo l’uccisione di Melania Rea: lavoro in parrocchia, permessi premio e rapporto con la figlia
Salvatore Parolisi, 14 anni dopo l’uccisione di Melania Rea: lavoro in parrocchia,…

Quattordici anni dopo l’uccisione di Melania Rea, Salvatore Parolisi, l’uomo che l’ha uccisa con 35 coltellate in un dolo d’impeto, vive la sua condanna in un contesto diverso. L’episodio, avvenuto a Folignano nel 2011, ha segnato una tragedia che ha scosso l’opinione pubblica e ha portato a una condanna definitiva. Oggi, Parolisi svolge lavoro in parrocchia e riceve permessi premio, un’attività che gli permette di mantenere un certo contatto con la società, pur rimanendo sotto il controllo della pena. La sua storia, però, non è solo una cronaca di un passato oscuro, ma anche una testimonianza di un rapporto complesso con la figlia, Vittoria, che ha scelto di cambiare il cognome del padre.

Un passato segnato da violenza e dolore

Salvatore Parolisi, ex caporal maggiore, aveva giurato amore eterno a Melania Rea, ma il loro matrimonio si è rivelato un incubo. La donna, all’epoca non aveva ancora 29 anni, è stata trovata senza vita nel bosco delle casermette a Ripe di Civitella, a seguito di una gita fuori porta con la loro bambina Vittoria. L’omicidio, avvenuto ad aprile 2011, è stato definito come un dolo d’impeto, con 35 coltellate che hanno lasciato il corpo di Melania a terra agonizzante. L’arma usata non è mai stata ritrovata, e nessuno è mai riuscito a identificare l’uomo, probabilmente di mezza età con accento teramano, che ha chiamato il 113 48 ore dopo la scomparsa.

La sua storia è un esempio di come la violenza possa distruggere una vita e un’altra. La donna, madre di una bambina di 18 mesi, è stata uccisa in un momento di estrema vulnerabilità. Il suo corpo è stato ritrovato dopo una telefonata anonima da una cabina telefonica, un gesto che ha permesso di localizzare il luogo del crimine.

La condanna e la sua evoluzione

Parolisi è stato arrestato il 19 luglio 2011 e processato con rito abbreviato. Fu condannato all’ergastolo in primo grado, ma la pena fu ridotta a 30 anni dalla Corte d’assise d’appello dell’Aquila. La Cassazione ha escluso l’aggravante della crudeltà, affidando la rivalutazione della pena ai giudici d’appello di Perugia. Nel 2016, è arrivata una condanna definitiva a 20 anni di carcere. Oggi, dopo anni di detenzione, Parolisi svolge lavoro in parrocchia e riceve permessi premio, un’attività che gli permette di rimanere in contatto con la comunità, pur rimanendo sotto il controllo della pena.

La sua relazione con la figlia Vittoria, che all’epoca aveva 18 mesi, è un tema delicato. La ragazza, oggi adulta, ha scelto di cambiare il cognome del padre, un gesto che riflette la distanza e la ferita emotiva causata dal dramma. Nonostante il passato, Parolisi vive la sua condanna con una certa routine, ma il ricordo di Melania Rea rimane un peso che non si può mai dimenticare.

Il caso di Melania Rea ha suscitato un forte dibattito sul femminicidio e sulle violenze domestiche. La sua storia è diventata simbolo di una tragedia che ha scosso l’opinione pubblica e ha portato a una maggiore attenzione verso le donne vittime di violenza. La sua morte ha lasciato un vuoto che non è mai stato colmato, e il ricordo di lei rimane un’eco che non si è mai spenta.