Roma e il vivaio: un progetto a lungo termine per costruire giocatori in casa

La Roma rafforza il settore giovanile con un nuovo assetto e un allenatore interno per formare giocatori in casa.

Un allenatore giovane e un nuovo assetto al vivaio della Roma, con giocatori formati in casa
Un allenatore giovane e un nuovo assetto al vivaio della Roma, con giocatori formati in casa

La Roma ha messo in atto due mosse significative nell’estate 2026: ha affidato la guida del settore giovanile a Massimo Margiotta e ha consegnato la panchina della Primavera a Mattia Scala, il più giovane allenatore mai messo alla guida della squadra giallorossa. Questi cambiamenti segnano un passo importante nella strategia del club per costruire giocatori in casa, un modello che i club europei più solidi hanno adottato da tempo. L’obiettivo è creare una continuità didattica tra le diverse annate, in modo che un ragazzo che passa dall’Under 16 alla Primavera non debba imparare un calcio diverso ogni dodici mesi.

Un modello di continuità didattica

Mattia Scala, cresciuto interamente dentro il club, ha ricoperto quasi tutte le categorie giovanili, dall’Under 14 all’Under 18, dopo un periodo di lavoro a fianco di Alberto De Rossi. Questo significa che i ragazzi che troverà in rosa la prossima stagione li ha già allenati. Il modello seguito è quello dei club europei più solidi: un tecnico che segue una generazione lungo il percorso, o almeno un metodo di lavoro condiviso tra tutte le annate. La continuità didattica è un elemento chiave per garantire che i giocatori si sviluppino in modo coerente e possano arrivare stabilmente in prima squadra.

La continuità didattica vale più del nome sulla panchina, e produce risultati misurabili sul numero di giocatori che arrivano davvero in prima squadra. Accanto a Scala, il nuovo assetto prevede una struttura rinnovata a coordinare l’intero settore giovanile. È il tipo di riorganizzazione che si giudica sui tempi lunghi, non su un girone d’andata.

Un vivaio strategico per il bilancio

Il vivaio rappresenta una voce strategica di bilancio per la Roma. Quando un club vende un giocatore acquistato sul mercato, la plusvalenza si calcola sottraendo al prezzo di vendita il valore residuo del cartellino. Un calciatore formato nel proprio vivaio, invece, entra a bilancio con un valore prossimo allo zero: se viene ceduto, l’intero incasso diventa plusvalenza. Questo meccanismo ha permesso a diversi club italiani di chiudere bilanci difficili senza smantellare la squadra.

Chi non ha vivaio deve comprare giocatori sul mercato, e i calciatori formati in Italia costano più dei loro pari valore stranieri proprio perché la domanda è drogata da questo vincolo. Per una squadra che torna in Champions, come la Roma nella stagione 2026-27, avere ragazzi propri in lista significa liberare slot preziosi per i titolari. Il tema del vivaio si intreccia con il calcio di Gian Piero Gasperini, che ha sempre promosso giovani ma pretende da loro un livello atletico e una disciplina tattica molto alti. Il sistema di Gasperini richiede marcature a uomo su tutto il campo, esterni che coprono l’intera fascia e aggressività costante. Un ragazzo che arriva dalla Primavera in questo sistema viene messo alla prova e può conquistarsi un posto in prima squadra.

La Roma, affidando la Primavera a un tecnico formato in casa e riorganizzando la struttura che la governa, ha detto quale delle due strade intende percorrere: costruire giocatori in casa o sfruttare il vivaio come risorsa strategica. Ora servono gli anni per verificarla. L’operazione avviata a Trigoria si giudicherà su due indicatori: quanti ragazzi della Primavera entreranno stabilmente nelle rotazioni della prima squadra nei prossimi due anni e quanti verranno ceduti a cifre significative senza che la squadra ne risenta.