Rispetto per il lavoro dei volontari: le sezioni Sat della Val di Fassa rispondono a accuse
Le sezioni Sat della Val di Fassa reagiscono alle critiche del consigliere provinciale, sottolineando l’importanza del volontariato nella manutenzione dei sentieri.

Le sezioni Sat della Val di Fassa hanno reagito alle accuse del consigliere provinciale Luca Guglielmi, che aveva criticato la manutenzione dei sentieri tra Passo Fedaia e Marmolada. Le sezioni hanno sottolineato l’importanza del lavoro dei volontari, che operano con dedizione e costanza sul territorio. L’attenzione rivolta al volontariato non è solo un riconoscimento, ma un’occasione per migliorare la collaborazione tra enti locali, istituzioni e operatori del settore. La montagna, per le sezioni Sat, rappresenta un patrimonio identitario e valoriale, costruito nel tempo attraverso il rispetto, la conoscenza e la responsabilità.
Un lavoro concreto e condiviso
Da generazioni i volontari controllano i percorsi, intervengono sulla segnaletica, effettuano lavori di pulizia e ripristino e segnalano le situazioni che richiedono interventi più complessi. Lo fanno spesso in luoghi difficili da raggiungere, trasportando a spalla materiali e attrezzature e sottraendo tempo al lavoro e alle proprie famiglie. A questo impegno si aggiunge quello dei gestori dei rifugi SAT e delle strutture SAT presenti in Val di Fassa, che collaborano direttamente alla cura e al controllo dei sentieri di accesso alle strutture, intervenendo sulle criticità più immediate e segnalando tempestivamente i problemi riscontrati lungo i percorsi.
Collaborazione e formazione per un lavoro più efficace
Negli ultimi anni questo lavoro è stato ulteriormente rafforzato attraverso una collaborazione costante tra le sezioni SAT locali, la Commissione sentieri, l’APT della Val di Fassa, le amministrazioni e i professionisti della montagna che operano sul territorio. Le iniziative organizzate congiuntamente hanno consentito di migliorare il coordinamento degli interventi, accrescere le competenze dei volontari, uniformare le modalità operative e consolidare il rapporto tra chi cura i sentieri, chi accompagna le persone in montagna e chi promuove il territorio.
La montagna non è solo un prodotto turistico, ma un patrimonio condiviso.
L’accordo di collaborazione sottoscritto nel 2022 tra SAT, APT della Val di Fassa e amministrazioni comunali della Val di Fassa rappresenta il risultato di questa volontà comune. Un’esperienza fondata sulla consapevolezza che una rete sentieristica così ampia e frequentata possa essere gestita soltanto attraverso la cooperazione, il confronto e il contributo responsabile di tutti i soggetti coinvolti. «Per questo motivo sorprende che un rappresentante delle istituzioni abbia scelto la strada dell’accusa pubblica, anziché quella del dialogo con le sezioni, con i volontari e con gli enti che da anni lavorano insieme per affrontare le criticità», hanno sottolineato i consiglieri centrali della SAT Domenico Sighel e Licia Favé.
La montagna, per la SAT e per l’intera comunità fassana, «non rappresenta e non deve rappresentare soltanto una risorsa turistica ed economica». È prima di tutto un patrimonio identitario e valoriale, costruito nel tempo sul rispetto, sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla tradizione. Ridurre la montagna a un prodotto da rendere sempre più accessibile e consumabile significa non riconoscere il valore della comunità che la abita, la conosce e se ne prende cura. Significa soprattutto dimenticare che dietro ogni sentiero mantenuto, ogni segnavia ripristinato e ogni intervento effettuato in quota vi sono persone che prestano gratuitamente il proprio servizio nell’interesse di residenti e ospiti.
«I volontari della SAT non chiedono riconoscimenti particolari. Meritano però rispetto, sostegno e la consapevolezza, da parte delle istituzioni, del valore sociale del loro impegno», hanno concluso le sezioni Sat. Infine, nel comunicato, le Sezioni SAT di Moena, Pozza di Fassa e Alta Fassa concludono: «Prima di formulare accuse generalizzate sarebbe stato opportuno incontrare chi opera sul territorio, conoscere il lavoro svolto e riconoscere la rete di collaborazione che la Val di Fassa ha saputo costruire negli anni. È da questo confronto, e non dalla delegittimazione del volontariato, che possono nascere soluzioni utili alla montagna e all’intera comunità».
