Putin riconosce la difficoltà, minaccia risposta devastante. Altri raid russi, Zelensky colloquio con Macron
Putin riconosce difficoltà, minaccia risposta devastante. Altri raid russi, colloquio Zelensky-Macron.

Il presidente russo Vladimir Putin ha riconosciuto la difficoltà della situazione in Ucraina e ha minacciato una risposta devastante dopo un’ondata di raid russi che hanno colpito infrastrutture e città. Intanto, il leader ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto un colloquio con il presidente francese Emmanuel Macron, durante il quale hanno discusso il rafforzamento della difesa aerea e il sostegno al popolo ucraino in vista dell’inverno. La guerra, che continua a scorrere senza sosta, ha visto nuovi attacchi e risposte, con conseguenze pesanti per entrambi i contendenti.
Putin: la guerra non ha effetto sul fronte
Putin ha ammesso che le operazioni dell’esercito ucraino hanno causato danni e perdite, ma ha sottolineato che non hanno avuto alcun effetto sulla situazione al fronte. «Le operazioni ucraine non hanno avuto alcun effetto sulla situazione al fronte», ha detto il presidente russo, aggiungendo che le forze russe devono migliorare il sistema di difesa aerea e il coordinamento tra i dipartimenti d’intelligence. Tuttavia, ha anche riconosciuto che i raid ucraini hanno provocato danni significativi, soprattutto a infrastrutture energetiche e obiettivi strategici, e ha minacciato una risposta proporzionata.
La guerra si estende al cuore dell’economia russa
Secondo Putin, l’Ucraina si è prefissata l’obiettivo di danneggiare l’economia russa, e ha risposto con una strategia di ripagamento con la stessa moneta. «Colpirò i settori più sensibili dell’economia ucraina che, francamente, sono già allo stremo», ha detto il presidente. Gli attacchi contro aziende come Wildberries e Ozon hanno causato danni significativi, con conseguenze economiche e sociali profonde. La guerra, dunque, si estende non solo al fronte, ma anche al cuore dell’economia russa.
La guerra ha visto nuovi raid russi in territorio ucraino, con conseguenze devastanti. A Donetsk, tre persone sono morte a causa di un attacco. Inoltre, l’Ucraina ha aggiornato la lista delle città colpite da missili e droni, tra cui Odessa, Dnipro, Kharkiv, Donetsk, Sumy, Kherson, Chernihiv e Mykolaiv. L’attacco a Kryvyi Rih, dove un centro commerciale è stato colpito con la tecnica del double tap, ha lasciato sedici morti. L’alta rappresentante Kallas ha definito l’attacco come «terrore intenzionale» e ha annunciato l’intenzione di mettere a punto un pacchetto di sanzioni senza precedenti.
Intanto, il governo tedesco ha stanziato dodici miliardi di euro per costruire un nuovo arsenale di armi a lungo raggio, in grado di colpire a centinaia o migliaia di chilometri oltre la frontiera russa. L’obiettivo è dotare la Bundeswehr di sistemi con forte capacità offensiva, ma «al di sotto della soglia nucleare». L’obiettivo è di potenziare un sistema d’armamenti capace di scoraggiare la Russia e di proteggere l’Ucraina. La Germania, inoltre, ha espresso l’intenzione di acquistare sistemi Patriot, che potrebbero essere utilizzati per migliorare la difesa aerea ucraina.
La situazione si complica ulteriormente con la lente della diplomazia. Sergey Lavrov, capo della diplomazia russa, ha dichiarato che «non c’è nessuno con cui negoziare nell’Europa di oggi». La pace con Mosca, secondo un politologo, non è all’orizzonte. L’Unione Europea, vista dai binocoli del Cremlino, è un fantasma, un convitato di pietra. La guerra, dunque, non sembra avere una fine in vista, e le tensioni continuano a crescere, con conseguenze sempre più gravi per entrambi i contendenti. La guerra non si ferma, e le minacce si fanno più pesanti. La risposta russa, seppur devastante, non sembra bastare a fermare l’Ucraina. Al contrario, i raid continuano e le vittime aumentano. La diplomazia, invece, si trova in una posizione di stallo totale.
