Proteste in Val d’Intelvi: 750 firme contro l’impianto di betonaggio e i rischi per ambiente e traffico

Molti cittadini della Val d’Intelvi si oppongono a un impianto di betonaggio, temendo impatti ambientali e rischi per la viabilità.

La Valle d’Intelvi, nel cuore della provincia di Como, vive un momento di forte tensione a causa della proposta di realizzare un impianto di betonaggio nel territorio comunale di Castiglione d’Intelvi. Centinaia di cittadini hanno espresso la loro contrarietà attraverso una raccolta di firme che, in soli sei giorni, ha superato quota 750 sottoscrizioni. La protesta, che si concentra sulla localizzazione dell’impianto e sulle conseguenze ambientali, sanitarie e di traffico, ha trovato un forte sostegno tra la popolazione, che teme un impatto duraturo sul paesaggio, sulla salute e sull’economia locale.

Impatto ambientale e salute: preoccupazioni crescenti

La presenza di un impianto industriale per la produzione di calcestruzzo e la frantumazione degli inerti solleva preoccupazioni per la qualità dell’aria, a causa delle polveri, per l’inquinamento acustico, il consumo d’acqua e i possibili effetti sul suolo e sulle falde. In un contesto ambientale di pregio, come quello della Val d’Intelvi, tali fattori potrebbero avere conseguenze significative. I cittadini si preoccupano anche per l’impatto sull’occupazione legata al turismo e ai servizi, nonché per la riduzione del valore degli immobili. La protesta non riguarda la Variante della Tremezzina, bensì la localizzazione e le possibili conseguenze dell’impianto previsto. La comunità, infatti, si oppone alla scelta di collocare un impianto di questo tipo in una zona abitata, non lontana da scuole, case di riposo e luoghi di interesse culturale, tra cui l’Oratorio della Madonna del Restello.

Rischi per la viabilità e la sicurezza

Un altro aspetto critico riguarda la viabilità. Il previsto passaggio di numerosi mezzi pesanti per il trasporto delle pietre, del calcestruzzo e dell’acqua dal lago rischia di gravare su una viabilità montana già fragile. Le strade strette e tortuose, i ponticelli, i muri di sostegno e i sottoservizi datati — come l’acquedotto e le fognature — potrebbero non essere adeguati a sopportare un traffico così intenso, con possibili danni alle infrastrutture, un aumento dell’inquinamento e maggiori rischi per la sicurezza stradale.

La mobilitazione, promossa da una comunità attiva e sensibile alle questioni ambientali, ha ricevuto un’ampia e rapida adesione. I cittadini chiedono alle istituzioni e alle amministrazioni competenti un’attenzione immediata: maggiore trasparenza verso la popolazione e un riesame del progetto, nell’interesse dell’ambiente, della salute pubblica e del futuro della Val d’Intelvi. Per questo insistono sull’organizzazione di un assemblea pubblica di confronto con Mario Pozzi, il sindaco del comune maggiormente impattato, e tutti i rappresentanti delle istituzioni coinvolte. Per garantire trasparenza e accesso alle informazioni sul progetto e sulle iniziative in corso, è attivo il portale intelviradar.it. Sul sito è possibile approfondire le ragioni della mobilitazione e trovare le indicazioni per sottoscrivere la petizione.