Processo d’appello per Filippo Turetta: perché si procede nonostante la rinuncia?

La Procura di Venezia procede con l’appello per riconoscere aggravanti di stalking e crudeltà nel femminicidio di Giulia Cecchettin.

Processo d’appello per Filippo Turetta: perché si procede nonostante la rinuncia?
Processo d’appello per Filippo Turetta: perché si procede nonostante la rinuncia?

Il processo d’appello per Filippo Turetta, accusato di aver ucciso Giulia Cecchettin, procede nonostante la rinuncia formale del giovane al ricorso. L’obiettivo della Procura di Venezia è ottenere il riconoscimento delle aggravanti di crudeltà e stalking, escluse in primo grado, pur avendo già condannato Turetta all’ergastolo. L’udienza è fissata per il 14 novembre 2025, davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Venezia.

La dinamica dell’omicidio e le aggravanti richieste

Secondo i pubblici ministeri, il delitto di Giulia Cecchettin, avvenuto l’11 novembre 2023 a Fossò (Venezia), è stato caratterizzato da una dinamica estremamente violenta: 76 coltellate inferte in più luoghi e nell’arco di diversi minuti. Inoltre, Turetta aveva tenuto un comportamento ossessivo e di controllo nei confronti della vittima nelle settimane precedenti al delitto. Questi elementi, secondo la Procura, configurano una condotta particolarmente violenta e persecutoria.

Un’impostazione condivisa anche dai legali della famiglia Cecchettin, che considerano l’eventuale riconoscimento delle aggravanti un atto «di valore simbolico e giuridico». Il legale Stefano Tigani ha sottolineato che, pur non essendo previsto un cambiamento della pena, l’appello potrebbe chiarire gli aspetti giuridici relativi alle aggravanti.

La rinuncia di Turetta e la reazione della famiglia

Il giovane, condannato all’ergastolo in primo grado, aveva scritto una lettera a Corte d’Assise, Procura generale, Procura ordinaria e Corte d’appello in cui affermava: «Accetto l’ergastolo, non chiedo attenuanti». Turetta aveva rinunciato all’impugnazione proposta il 21 maggio, dichiarando di volersi «assumere la piena responsabilità» e di pentirsi «ogni giorno dal profondo del cuore». Questa scelta ha sorpreso anche i legali della famiglia Cecchettin.

«Non mi aspettavo la scelta di Turetta. Rinuncia all’appello, forse cerca una sua pace», aveva commentato Gino Cecchettin, padre di Giulia, in un’intervista al Corriere della Sera. Nonostante questa reazione, la Procura ha deciso di procedere con il processo d’appello, in quanto l’obiettivo è ottenere il riconoscimento delle aggravanti.

Il procuratore generale Federico Prato ha chiarito che l’ufficio non intende rinunciare all’appello, anche se Turetta non è intenzionato a tornare in aula. L’udienza è fissata per il 14 novembre 2025, un passaggio che, pur non potendo modificare la condanna, assume un forte significato per la giustizia e per la memoria di Giulia Cecchettin.

La Procura ha già presentato un ricorso contro la sentenza di primo grado, chiedendo il riconoscimento della crudeltà e dello stalking, escluse dalla Corte d’assise che il 3 dicembre 2024 ha comunque condannato Turetta all’ergastolo con l’aggravante della premeditazione. Il processo d’appello, dunque, non servirà a modificare la pena, ma potrebbe chiarire gli aspetti giuridici relativi alle aggravanti.