La pesca chiede equilibrio tra tutela e futuro delle comunità costiere
Una delegazione del Parlamento europeo ha incontrato pescatori dell’Alto Adriatico, segnalando sfide come caro gasolio e mancato ricambio generazionale.
Una delegazione della Commissione Pesca del Parlamento europeo ha incontrato a Chioggia gli operatori dell’Alto Adriatico, in un incontro che ha messo in luce le sfide del settore. Tra caro gasolio, vincoli normativi e mancato ricambio generazionale, i pescatori chiedono un equilibrio tra tutela del mare e futuro delle comunità costiere. L’incontro, organizzato durante una missione sulla costa dell’Alto Adriatico, ha visto la delegazione visitare il Mercato ittico all’ingrosso, un punto di riferimento per il settore, e partecipare a un convegno sulla pesca nell’area. I pescatori hanno ribadito senza remore che i regolamenti dell’UE e la burocrazia rappresentano un vincolo rigido, che rende sempre più difficile l’esercizio della professione. La delegazione ha anche assistito all’asta del pesce, constatando la vitalità del mercato, ma anche le difficoltà in cui si dibatte il comparto.
Un settore in crisi per vincoli e costi
Le tre tematiche che angustiano il settore sono il granchio blu, i mutamenti climatici e la burocrazia UE. I pescatori hanno sottolineato come i regolamenti dell’Unione europea, pur mirati a tutelare la risorsa ittica, si stiano trasformando in una barriera insormontabile per chi intende dedicarsi alla pesca. Il caro gasolio, che ha raggiunto livelli record, ha reso sempre più difficile la sostenibilità economica del settore. Molti pescatori temono che, con i costi in aumento, sia meglio guardare il mare dalla finestra piuttosto che avventurarsi in mare, con il rischio di lavorare in perdita. La carenza del ricambio generazionale è un ulteriore problema, con giovani che scelgono altre professioni per la mancanza di prospettive e per la fatica dell’attività.
La pesca non è solo una professione, ma un’attività che coinvolge intere comunità. I pescatori hanno ribadito che la pesca, con tutto l’indotto, è una risorsa fondamentale per le aree costiere. La delegazione ha continuato il suo contatto con il settore anche nella costa polesana, dove la pesca è vista come una risorsa irrinunciabile, ma afflitta da ostacoli. L’obiettivo della riduzione dello “sforzo di pesca” per tutelare la risorsa ittica, pur sanamente ecologica, rischia di diventare una barriera per chi intende ancora dedicarsi a questa attività. Per questo, i pescatori hanno chiesto di rendere più appetibile l’impresa ittica, evitando ulteriori vincoli che ne frenano lo sviluppo e ne precludono il futuro.
Un’attività che richiede equilibrio
La delegazione ha visitato anche altre aree, come il ferrarese, la Romagna e Ancona, dove ha incontrato istituzioni e operatori. Il rischio, come hanno sottolineato i pescatori, è che l’obiettivo di tutelare la risorsa ittica si trasformi in una barriera insormontabile per chi intende ancora dedicarsi alla pesca. Anche qui è necessario procedere “cum grano salis”, ancor più azzeccato trattandosi di mare. La pesca, con le sue sfide, richiede un equilibrio tra tutela ambientale e sostenibilità economica, un equilibrio che i pescatori chiedono di trovare con la Commissione europea.
La pesca, con il suo indotto, rappresenta una risorsa vitale per le comunità costiere. La delegazione ha ribadito l’importanza di un approccio “cum grano salis”, che tenga conto delle specificità del settore e del contesto marino. La pesca, con il suo indotto, rappresenta una risorsa vitale per le comunità costiere, ma necessita di un supporto concreto per poter sopravvivere e svilupparsi nel futuro.
