Il Papa a Assisi: la politica della potenza e il rischio dell’AI
Il Papa critica la politica della potenza e la tecnologia come strumento di dominio.

Un discorso che sfida le logiche del dominio
Il Papa, durante il suo discorso a Assisi in occasione dell’anno francescano, ha lanciato un chiaro invito a riconsiderare le dinamiche del potere e della competizione. Il filo conduttore del suo intervento, tenuto da Santa Maria degli Angeli, è una critica alla logica del dominio, di cui la guerra rappresenta l’espressione massima e la competizione una costante, con accezione negativa. Tra uomini e donne, il Papa ha sottolineato che “non deve andare come tra i grandi della Terra e i potenti del mondo, che cercano visibilità e sovrastano gli altri”.
La tecnologia non deve diventare strumento di potere
Il discorso di Assisi ha messo in luce un tema cruciale: la tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, rischia di disabituare le persone a stare insieme, a relazionarsi in carne e ossa. Il Papa ha sottolineato che se l’AI diventa soprattutto uno strumento per consolidare rapporti di forza, il problema non è più soltanto etico o regolatorio, ma diventa antropologico e politico. La Santa Sede, con il suo ruolo spirituale globale, ha sottolineato che prima delle regole, degli algoritmi e della corsa all’innovazione, deve venire la domanda su quale idea di persona e quale modello di convivenza stiano guidando lo sviluppo tecnologico.
La cultura della potenza e il rischio di disumanizzazione
Il Papa ha evocato più volte il concetto di “cultura della potenza”, una logica che sembra offrire una lente attraverso cui leggere anche le dinamiche delle nuove tecnologie. L’AI, insieme ai semiconduttori, alle infrastrutture digitali e all’energia, è diventata un asse della competizione tra potenze. Tuttavia, il Papa non entra in questo terreno, evitando di citare Stati Uniti o Cina, ma propone una visione alternativa. La sua critica non è rivolta alla tecnologia in sé, ma al modo in cui essa viene utilizzata per consolidare rapporti di forza.
La fraternità come alternativa alla supremazia
Il discorso di Assisi ha suggerito che la logica della supremazia, qualunque sia il terreno su cui si esercita, rischia di produrre nuove forme di disumanizzazione. La Santa Sede, attraverso il Papa, propone un lessico alternativo a quello che domina il dibattito geopolitico. L’idea di fraternità, evocata in modo esplicito, va oltre la categoria spirituale e diventa un criterio di lettura dell’ordine internazionale. Il Papa ha contrapposto il servizio al dominio, l’incontro alla contrapposizione, la riconciliazione ai nazionalismi religiosi, suggerendo un modello di convivenza diverso.
Un dibattito globale su tecnologia e relazioni umane
Il discorso del Papa è parte del dibattito globale su AI, quantum computing e nuove tecnologie che stanno trasformando il mondo. La Santa Sede, attraverso il suo magistero, ha cercato di ricondurre la discussione a una domanda radicale: la tecnologia rafforzerà una civiltà fondata sulla competizione permanente, oppure contribuirà a costruire relazioni diverse? La risposta del Papa è chiara: la tecnologia non deve finire per impoverire la qualità delle relazioni umane.
Un’ambizione per il futuro del pontificato
Il Papa ha provato a cambiare la grammatica con cui certi dilemmi vengono formulati, riconducendoli a una visione basata sulla responsabilità, sul limite e sulla fraternità umana. Questo messaggio, sebbene non abbia ancora trovato un’eco significativa nel dibattito internazionale, contribuisce a definire con maggiore nitidezza il profilo del pontificato di Leone XIV. La sua riflessione su tecnologia e potere è un invito a rivedere le basi su cui si costruisce l’ordine internazionale.
