No Tav, scontri in Val di Susa: incappucciati assaltano cantieri, due camionette in fiamme

Nuovi disordini alla marcia No Tav in Val di Susa. Centinaia di antagonisti assaltano i cantieri di Chiomonte e San Didero lanciando pietre e bombe carta. Due camionette dei carabinieri incendiate, polizia risponde con lacrimogeni.

Camionette della polizia in fiamme presso cantiere autostradale montagna, agenti in assetto antisommossa, attivisti incappucciati
Camionette della polizia in fiamme presso cantiere autostradale montagna, agenti in assetto antisommossa, attivisti incappucciati

Nuovi scontri hanno caratterizzato la manifestazione No Tav in Val di Susa, con centinaia di attivisti incappucciati che hanno assaltato i cantieri dell’alta velocità nella zona di Chiomonte e San Didero. Durante gli incidenti, due camionette dei carabinieri sono state date alle fiamme, mentre le forze dell’ordine hanno risposto agli assalti lanciando lacrimogeni. La polizia riferisce il lancio di pietre e bombe carta contro gli agenti impegnati a tutelare i cantieri strategici per il progetto italiano.

Gli scontri rientrano in una dinamica di tensione ormai consolidata attorno ai lavori per la realizzazione della nuova infrastruttura ferroviaria. Gruppi di antagonisti hanno scelto di ricorrere alla violenza durante la marcia, colpendo i presidi delle forze dell’ordine con materiale da lancio e dispositivi esplosivi improvvisati. La polizia ha adottato misure difensive per contenere gli incidenti e proteggere l’area dei lavori, con un significativo dispiegamento di mezzi e personale in assetto antisommossa.

Prevenzione e sequestri di materiale

Secondo quanto riferisce ansa.it, la Questura di Torino aveva già avviato nei giorni precedenti alla marcia un’importante attività di prevenzione. Le forze dell’ordine avevano messo in campo specifiche misure nei confronti di soggetti dell’area antagonista, accompagnate da controlli mirati volti a impedire il trasporto di materiale potenzialmente destinato agli scontri. I sequestri effettuati hanno consentito di limitare il materiale disponibile per le azioni violente durante la manifestazione, anche se non sono state sufficienti a prevenire completamente i disordini.

La chiusura di alcune aree e la limitazione dell’accesso ai cantieri è stata conseguente ai disordini che si stavano verificando in tempo reale durante la giornata. Le migliaia di partecipanti alla marcia No Tav si sono divise tra coloro che hanno mantenuto un carattere pacifico della protesta e i gruppi più radicali che hanno optato per l’escalation violenta.

Le reazioni politiche

La situazione ha attirato rapidamente l’attenzione della politica nazionale. Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha commentato i fatti su X esprimendo piena solidarietà agli agenti. Nel suo messaggio, Salvini ha elogiato il lavoro svolto dalla Questura di Torino sottolineando l’importanza dell’attività di prevenzione messa in campo nei giorni precedenti.

Camionette della polizia in fiamme presso cantiere autostradale montagna, agenti in assetto antisommossa, attivisti incappucciati, immagine di approfondimento

La Lega ha definito l’accaduto come “solita violenza sinistra contro la polizia”, affermando che dietro la facciata di una manifestazione i soliti gruppi hanno scelto la strada dello scontro. Nel comunicato, il partito ha ribadito che le pietre e le bombe carta lanciate erano destinate a colpire le forze dell’ordine impegnate nella tutela di un cantiere considerato strategico per il paese.

Le tensioni in Val di Susa rappresentano un capitolo ricorrente nella contesa intorno al progetto della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Agi.it riferisce che le manifestazioni contro i lavori continuano a generare situazioni di conflitto, con una netta divisione tra le modalità di protesta pacifica e gli atteggiamenti di chi ricorre alla confrontazione violenta.

Il contesto dei cantieri

I cantieri di Chiomonte e San Didero rimangono al centro della contestazione ambientalista e sociale dei movimenti No Tav da anni. Le infrastrutture in costruzione rappresentano uno dei progetti infrastrutturali più controversi a livello nazionale, con gruppi organizzati che si oppongono sistematicamente al proseguimento dei lavori.

La presenza massiccia di forze dell’ordine nei giorni di manifestazione e il ricorso a misure preventive riflettono la consapevolezza delle autorità riguardo ai rischi di violenza durante le proteste in questa zona. Gli scontri di questa giornata confermano come il tema del progetto ferroviario continui a generare situazioni di conflitto fra coloro che sostengono l’opera e i movimenti che la contestano, spesso sfociando in dinamiche di scontro diretto tra manifestanti e istituzioni.