MIPphest festeggia i 10 anni con un’edizione dedicata al Mediterraneo

MIPphest celebra 10 anni di attività con un’edizione intitolata Orizzonti Fluidi, dedicata al Mediterraneo e alla sua complessità.

Il Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive di Matera, noto come MIPphest, festeggia i 10 anni di attività con una decima edizione intitolata Orizzonti Fluidi. L’evento, che si svolge in una città simbolo del Mediterraneo, si propone di mettere in dialogo la dimensione internazionale del festival con la stratificazione unica del territorio materano. Antonello Di Gennaro, direttore artistico del festival, è presente anche come curatore e fotografo, e ha spiegato come il Mediterraneo non sia solo uno spazio geografico, ma una condizione dello sguardo che evolve con il tempo e le relazioni.

Il Mediterraneo come condizione dello sguardo

Il titolo Orizzonti Fluidi evoca una visione del Mediterraneo non statica, ma in continuo movimento. Per Di Gennaro, guardare il Mediterraneo come una “condizione dello sguardo” significa riconoscere che non esiste un unico Mediterraneo, ma molti che convivono, si sovrappongono e talvolta entrano in tensione. L’idea è che ogni orizzonte muti a seconda del punto di vista, della luce e del movimento di chi osserva. Questo concetto si riflette nel programma del festival, che intreccia fotografia, arte contemporanea, memoria e territorio per creare un dialogo tra passato e presente.

Un festival transdisciplinare

Per Di Gennaro, il MIPphest non è solo un festival fotografico, ma un progetto transdisciplinare che mette in dialogo fotografia, arti visive e pratiche site specific con il tessuto sedimentato della città. Matera, con la sua stratificazione storica e architettonica, diventa un luogo ideale per esplorare questa relazione. Il festival si articola attraverso una pluralità di sedi e istituzioni, costruendo una geografia diffusa di relazioni tra opere, spazio urbano, architettura rupestre e patrimonio ipogeo. Questo approccio ha permesso al festival di consolidare Matera come spazio di produzione e confronto nel panorama della fotografia contemporanea.

La decima edizione del MIPphest ha visto l’arrivo per la prima volta a Matera del Sony World Photography Awards 2026, un riconoscimento internazionale che ha rafforzato la posizione del festival come luogo di incontro e contaminazione tra culture, sensibilità e linguaggi diversi. Inoltre, il festival ha promosso progetti fotografici e opere editoriali presentati in prestigiose sedi in Italia e all’estero, tra cui Malta, Austria, Cina, USA, Canada e Albania, per raccontare e diffondere l’identità, la memoria e le radici delle tradizioni locali.

La fotografia come ponte tra territorio e contesto

La fotografia, per Di Gennaro, non è solo una registrazione della realtà, ma una forma di ascolto che permette di cogliere atmosfere, tracce e geografie affettive. Attraverso le immagini, si possono raccontare non solo ciò che è visibile, ma anche le complessità del luogo e delle relazioni che lo abitano. Il festival ha sviluppato una visione precisa del linguaggio dell’immagine, inteso come strumento di conoscenza, relazione e interpretazione del territorio. Questo approccio ha portato a Matera autori di rilievo nazionale e internazionale, favorendo il dialogo tra ricerca contemporanea, luoghi e comunità.

Il festival, che si svolge in un contesto in cui stratificazioni geologiche, architettoniche e culturali hanno plasmato una peculiare dimensione mediterranea, si propone di creare un ponte tra il patrimonio del territorio e nuovi contesti e pubblici. La fotografia diventa così un mezzo per trasmettere e diffondere l’identità e la memoria del luogo, in un’ottica di valorizzazione del territorio e dell’artigianato artistico. Con la decima edizione, il MIPphest si conferma come un evento di rilievo internazionale, in grado di mettere in dialogo passato e presente, tradizione e innovazione, e di offrire un’esperienza unica per chi visita Matera. Il festival, che si svolge fino al 10 gennaio 2027, rappresenta un’occasione per esplorare il Mediterraneo non come luogo fisso, ma come una condizione che evolve con lo sguardo e le relazioni che lo attraversano.