Michele Rea: “Ho provato rabbia” dopo l’intervista di Parolisi

Il fratello di Melania Rea reagisce all’intervista di Salvatore Parolisi: rabbia e preoccupazione per il femminicidio.

Michele Rea, fratello della defunta Melania Rea, ha espresso profonda indignazione dopo l’intervista rilasciata da Salvatore Parolisi, l’ex marito della vittima, al programma “Chi l’ha visto?”. “Questo ho provato, da fratello di Melania ma anche da uomo, vedendo l’intervista a Salvatore Parolisi”, ha detto, sottolineando la sua rabbia e il dolore per le dichiarazioni dell’uomo condannato per l’omicidio della sorella. L’intervista, in cui Parolisi ha parlato del loro rapporto coniugale e ha definito la sua azione come una scelta, ha suscitato reazioni forti nella famiglia Rea.

Un atteggiamento di rifiuto nei confronti delle donne

Michele Rea ha sottolineato come l’atteggiamento di Parolisi nei confronti delle donne sia stato “arrogante e di rifiuto”. Secondo lui, le dichiarazioni dell’ex marito non solo non hanno contribuito a chiarire la verità, ma hanno ulteriormente alimentato le preoccupazioni sulla visione del mondo femminile da parte dell’uomo. “Ha messo in luce una preoccupante visione del mondo femminile da parte sua”, ha aggiunto, sottolineando come le parole di Parolisi possano influenzare negativamente la percezione delle donne.

Rea ha espresso la sua delusione riguardo alla condanna di Parolisi, che ha scontato una pena di venti anni di carcere. “Un assassino come Parolisi, dopo solo 12 anni, possa uscire di prigione, rifarsi una vita e avere contatti con altre persone”, ha commentato, evidenziando come questa situazione possa essere vista come un fallimento della giustizia. Inoltre, Rea ha sottolineato l’importanza di combattere il femminicidio e ha espresso la speranza che, dopo le dichiarazioni di Parolisi, i permessi concessi a lui vengano revocati.

Le spiegazioni del legale della famiglia

Mauro Gionni, legale della famiglia Rea, ha commentato la sentenza di Parolisi, chiarificando che la condanna a venti anni non implica l’innocenza, ma piuttosto la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. Ha spiegato che le norme in viggo all’epoca del processo permettevano l’abbreviato, e che l’aggravante del rapporto di coniugio, introdotta dopo il 2018, non era applicabile al caso di Parolisi. Inoltre, Gionni ha sottolineato che l’unico capo d’accusa riguardava la crudeltà, ma la difesa sostiene che la Corte di Cassazione abbia commesso un errore nel respingere tale aggravante.

Il legale ha anche osservato che il numero di coltellate non è sempre determinante, soprattutto se l’arma è di piccole dimensioni e i colpi sono stati inferti con l’intento di uccidere. Queste considerazioni hanno ulteriormente alimentato le preoccupazioni della famiglia Rea, che continua a cercare giustizia per la sorella. Rea ha anche fatto notare che, se il processo si fosse svolto oggi, Parolisi sarebbe stato condannato all’ergastolo. Questo ha suscitato ulteriore indignazione, soprattutto considerando che l’uomo ha ucciso la madre di sua figlia, una donna che era a conoscenza della presenza della bambina e non sapeva cosa le sarebbe successo.