La memoria degli Internati Militari Italiani entra nel calendario civile della Repubblica

La Giornata nazionale degli Internati Militari Italiani entra nel calendario civile, con il presidente Mattarella che li definisce “patrioti”.

Il 20 settembre entra ufficialmente nel calendario civile della Repubblica italiana come Giornata nazionale dedicata agli Internati Militari Italiani. Istituita con la legge n. 6 del 13 gennaio 2025, questa ricorrenza ha lo scopo di conservare la memoria dei militari e dei civili italiani deportati e sottoposti a violenze, privazioni e lavoro coatto dopo il loro rifiuto di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica Sociale Italiana. La ricorrenza si svolge in un contesto in cui la memoria storica è sempre più valorizzata, e il riconoscimento ufficialmente di questa pagina della storia nazionale rappresenta un passo importante per il Paese.

Un impegno personale e collettivo

Rossano Corradetti, commendatore fermano, ha partecipato alle celebrazioni istituzionali dedicate agli Internati Militari Italiani, una pagina della storia nazionale per lungo tempo rimasta ai margini del racconto pubblico e oggi riconosciuta ufficialmente dalla Repubblica. Il figlio di Mario Corradetti, uno degli Internati Militari Italiani, ha seguito con particolare attenzione l’evento, che ha visto la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per Corradetti, il significato di questa ricorrenza è profondamente personale, tanto che nel 2022 aveva presentato una petizione al Senato della Repubblica per richiamare l’attenzione sul tema degli Internati Militari Italiani. La memoria di questa scelta, oggi riconosciuta ufficialmente, rappresenta un atto di riconciliazione con il passato.

Un riconoscimento storico e morale

Nel suo intervento, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito gli Internati Militari Italiani dei “patrioti”, sottolineando come il loro rifiuto di aderire al nazifascismo abbia contribuito a difendere la dignità della Patria in una delle fasi più drammatiche della storia nazionale. La scelta di dire “no” al regime nazista e alla Repubblica Sociale Italiana ha comportato gravi conseguenze per molti di loro: deportazione, privazioni, lavoro coatto e, in alcuni casi, la perdita della vita.

La storia di Mario Corradetti, uno degli Internati Militari Italiani, è un esempio concreto di questa scelta. Secondo la ricostruzione fornita dalla famiglia, Mario fu catturato a Larissa, in Grecia, dopo essersi rifiutato di combattere accanto alle forze tedesche e alla Repubblica Sociale Italiana. Fu deportato nei campi di concentramento nazisti, tra cui Sandbostel e Wietzendorf, dove rimase fino al termine della guerra. Al ritorno in Italia, affrontò un viaggio durissimo verso casa, raggiungendo infine Fermo dopo mesi di sofferenze e privazioni.

La vicenda di Mario Corradetti si intreccia con quella di circa 650 mila militari italiani che, dopo l’8 settembre 1943, furono classificati dai tedeschi come Internati Militari Italiani. Per molti decenni questa storia è rimasta in secondo piano rispetto ad altri capitoli della Resistenza e della guerra di Liberazione. Oggi, grazie anche all’istituzione della giornata nazionale, quella vicenda entra stabilmente nel calendario civile della Repubblica. La ricorrenza del 20 settembre non è solo un momento per ricordare il passato, ma anche un atto di riconoscimento a chi ha scelto di dire “no” al regime, pagando un prezzo alto.