Marco Vannini, la Cassazione decide il 7 febbraio se fu omicidio volontario o colposo
La Cassazione dovrà decidere il 7 febbraio se l’omicidio di Marco Vannini fu volontario o colposo. La famiglia chiede riconoscimento della volontarietà.

Il 7 febbraio la Corte di Cassazione dovrà decidere se l’omicidio di Marco Vannini fu volontario o colposo. Il ventenne, morto il 17 maggio 2015 a casa della sua fidanzata a Ladispoli, ha scosso l’opinione pubblica e ha acceso un dibattito su responsabilità, tempi di soccorso e giustizia. La famiglia Vannini chiede alla Corte di riconoscere l’omicidio volontario con dolo eventuale non solo per Antonio Ciontoli, ma anche per altri membri della sua famiglia presenti in casa al momento del drammatico episodio.
La morte di Marco Vannini e il caso Ciontoli
Marco Vannini, all’epoca ventenne, venne colpito da un proiettile proveniente da un’arma legalmente posseduta da Antonio Ciontoli, capo famiglia. L’episodio si verificò a casa della fidanzata di Marco, Martina Ciontoli, a Ladispoli. L’arma fu usata per far vedere a Marco la pistola, ma il proiettile lo colpì alla spalla. I soccorsi non furono chiamati tempestivamente, e le chiamate al 118 descrivettero inizialmente un attacco di panico e una ferita causata da un pettine, non un colpo d’arma da fuoco. Questo ritardo ha alimentato la rabbia pubblica, che ha visto la famiglia Ciontoli come responsabile di un atto di negligenza.
La famiglia Vannini chiede alla Cassazione di riconoscere l’omicidio volontario con dolo eventuale. La madre di Marco, Marina Pezzillo, ha espresso il suo dolore dicendo che “per me e mio marito in ogni caso questa pena non avrà mai fine”.
Le sentenze e i ricorsi
Il processo di primo grado condannò Antonio Ciontoli a 14 anni per omicidio volontario, ma in appello la pena fu ridotta a 5 anni, con la derubricazione del reato da volontario a colposo. La famiglia Vannini, però, non ha accettato questa decisione e chiede alla Cassazione di riconoscere l’omicidio volontario. I difensori dei Ciontoli, invece, vogliono ulteriore riduzione della pena, mentre il sostituto procuratore generale Vincenzo Saveriano chiede l’annullamento della sentenza d’appello, ritenendo corretta la volontarietà dell’atto.
La decisione della Cassazione potrebbe aprire un nuovo processo d’appello o chiudere definitivamente il caso. Se la richiesta del PG venisse accettata, si aprirebbe un nuovo processo d’appello. In caso contrario, la sentenza della Cassazione metterebbe fine al caso.
La famiglia Vannini, però, non si arrende e continua a sperare in un riconoscimento della gravità dell’atto commesso. La sentenza del 7 febbraio potrebbe essere un momento decisivo per la giustizia italiana e per la memoria di Marco Vannini.
- Marco Vannini, 20 anni, morto il 17 maggio 2015 a casa della fidanzata a Ladispoli
- Antonio Ciontoli, capo famiglia, condannato a 14 anni in primo grado, ridotto a 5 in appello
- La famiglia Vannini chiede alla Cassazione di riconoscere l’omicidio volontario
- Il sostituto procuratore generale Vincenzo Saveriano chiede l’annullamento della sentenza d’appello
