L’Italia arresta un ingegnere ucraino su richiesta russa, ma non gli concede un giudice
Un ingegnere ucraino, decorato da Zelensky, è stato arrestato in Italia su richiesta russa, ma il processo non ha visto mai un giudice.
L’Italia ha arrestato un ingegnere ucraino su richiesta della Russia, ma non ha permesso a un giudice di decidere sul caso. L’uomo, decorato da Zelensky, è stato arrestato in Firenze nel settembre 2025 per una Red Notice emessa da Interpol su richiesta russa. Tuttavia, il processo non ha visto mai un giudice, e la richiesta di estradizione è rimasta senza risposta. L’ingegnere, che dal 2022 ricostruisce le infrastrutture energetiche ucraine colpite dai missili russi, ha trascorso mesi in Italia aspettando un processo che non si è mai celebrato.
Un caso di estradizione in sospeso
L’ingegnere, che ha lavorato per anni in Italia e ha contribuito alla costruzione di infrastrutture elettriche, è stato arrestato in seguito a una segnalazione russa. La Red Notice, emessa nel 2022, era legata a un presunto reato bancario risalente al 2014. In Italia, quando arriva una segnalazione di questo tipo, la polizia arresta, ma il processo deve proseguire davanti a un giudice. L’uomo, però, non ha visto mai un giudice. La Corte d’Appello di Firenze ha convalidato l’arresto, ma ha escluso il carcere, imponendo misure come l’obbligo di dimora e la presentazione quotidiana in Questura.
La Corte ha rilevato problematiche con la Russia. I giudici hanno sottolineato che le «problematiche insorte negli ultimi anni con la Federazione Russa» rendono «incerta la sorte della richiesta di estradizione» e hanno richiamato la giurisprudenza della Cassazione sui rischi di trattamenti contrari ai diritti fondamentali per chi venga consegnato alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
Un sistema che non risponde
Nonostante le richieste del difensore, il ministero della Giustizia ha restituito gli atti alle autorità russe per via diplomatica, senza che un giudice abbia avuto la possibilità di decidere. La motivazione è che la persona richiesta non è certamente presente in Italia. Tuttavia, l’ingegnere ha dimostrato di essere in Italia, con documenti che attestano la sua presenza. Il ministero, però, ha rifiutato di trasmettere la richiesta alla Corte, affermando che non è previsto alcun obbligo in materia.
La Corte ha dichiarato il non luogo a provvedere. La Corte d’Appello ha quindi dichiarato il non luogo a provvedere, senza che un giudice abbia potuto decidere. L’ingegnere, che ha trascorso mesi in Italia aspettando un processo che non è mai avvenuto, non potrà chiedere la riparazione per l’ingiusta detenzione, poiché manca una decisione giudiziaria. La Red Notice resta attiva, e l’uomo potrebbe essere arrestato nuovamente in un altro Paese.
La situazione ha suscitato preoccupazioni tra i difensori dell’uomo, che hanno sottolineato come il ministero abbia impedito ai giudici di svolgere la loro funzione. L’avvocato Enrico Di Fiorino ha ricordato che in precedenti casi il ministero aveva chiesto alle Corti di revocare le misure cautelari, anticipando che non potessero essere assunte decisioni favorevoli all’estradizione verso la Russia. Tuttavia, nel caso dell’ingegnere, il ministero ha preferito restituire gli atti senza che un giudice abbia potuto decidere. La Corte costituzionale ha confermato la posizione del ministero, ma i difensori sostengono che questa decisione si pone in contrasto con i doveri di cooperazione internazionale. L’ingegnere, che ha contribuito alla ricostruzione delle infrastrutture ucraine, ha chiesto semplicemente di essere giudicato. L’Italia, però, ha negato questa possibilità, lasciando il caso in sospeso. La Red Notice resta attiva, e l’uomo potrebbe essere arrestato nuovamente in un altro Paese.
