Kushner e i legami finanziari: un’inchiesta svela intrecci tra diplomazia e investimenti
Kushner e i legami finanziari: un’inchiesta svela intrecci tra diplomazia e investimenti
Jared Kushner, genero di Donald Trump e figura chiave nella diplomazia americana in Medio Oriente, è stato oggetto di inchieste che hanno svelato legami finanziari tra la sua società di investimenti e aziende israeliane che forniscono armi alle forze armate israeliane. Inoltre, è emerso un dossier relativo a potenziali trattative per l’acquisto degli asset internazionali del colosso energetico russo Lukoil. Le indagini di CNN e New York Times hanno reso pubblici dettagli su questi affari, che si svolgono in un contesto di crescente tensione tra Stati Uniti e Russia.
Investimenti in aziende israeliane che forniscono armi
Secondo l’inchiesta della CNN, la società di investimenti di Kushner, Affinity Partners, è il principale azionista della Phoenix Financial, un colosso finanziario israeliano che possiede partecipazioni in nove aziende legate alla fornitura di armi e equipaggiamenti alle forze armate israeliane. Il valore complessivo di queste partecipazioni è di almeno 456 milioni di dollari. Tra le aziende coinvolte c’è Elbit Systems, principale produttore israeliano di armi, e Israel Shipyards, che fornisce navi da guerra alla Marina israeliana. La CNN ha sottolineato che Affinity Partners non possiede direttamente queste aziende, ma beneficia dei loro risultati economici attraverso Phoenix Financial. La società ha acquistato una partecipazione in Phoenix nel luglio 2024 e ha raddoppiato la quota nel gennaio 2025, poco prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca. Nel luglio 2026, ha venduto circa un quarto della partecipazione, incassando oltre 340 milioni di dollari.
Kushner ha respinto le accuse, sottolineando che Phoenix non è un’azienda del settore della difesa, ma una delle principali istituzioni finanziarie israeliane.
Il dossier Lukoil: trattative con la Russia
Il New York Times ha reso noto un altro dossier relativo a potenziali trattative per l’acquisto degli asset internazionali di Lukoil, una delle principali compagnie energetiche russe. L’operazione riguarderebbe giacimenti petroliferi, raffinerie e stazioni di servizio distribuiti in diversi Paesi e dovrebbe comunque ottenere l’approvazione sia del governo statunitense sia del Cremlino. Secondo il quotidiano, il gruppo che punta all’operazione comprende l’investitore americano Todd Boehly, due gruppi mediorientali che hanno avuto rapporti d’affari con Kushner, con la famiglia di Witkoff e un ente del governo statunitense. Non risultano, però, prove che Kushner o Witkoff trarrebbero personalmente un guadagno dall’eventuale operazione.
Il presidente russo, Vladimir Putin, ha sollevato il tema della vendita durante l’incontro del 5 settembre al Cremlino con Witkoff e Kushner.
I due casi sono distinti e non ci sono elementi nelle ricostruzioni citate che dimostrino concretamente che Kushner abbia utilizzato il proprio ruolo diplomatico per orientare gli investimenti di Phoenix o che tragga personalmente un beneficio dall’eventuale accordo su Lukoil. Il punto comune, evidenziato dalle inchieste, è però la presenza di interessi finanziari e relazioni d’affari che si intrecciano con il lavoro diplomatico dell’amministrazione Trump.
