L’IA e il lavoro: una divergenza tra competenze considerate decisive e quelle temute dai dipendenti
L’IA sta trasformando il lavoro, ma le competenze chiave per i dipendenti non coincidono con quelle ritenute fondamentali dalle aziende.
L’integrazione dell’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano sta generando una divergenza tra le competenze considerate decisive dalle aziende e quelle temute dai dipendenti. Secondo un nuovo studio globale dell’IBM, il 60% dei lavoratori teme che l’IA stia indebolendo le proprie capacità, con il pensiero critico e il giudizio umano indicati come le competenze più esposte al rischio. Tuttavia, solo il 29% dei dipendenti attribuisce rilevanza analoga a queste capacità, mentre il 71% dei chief human resources officer (chro) le ritiene fondamentali per il successo aziendale.
Una divergenza tra aziende e dipendenti
Le organizzazioni che generano il maggior valore dall’IA stanno riprogettando il lavoro, i processi decisionali e le competenze intorno alle persone e alla tecnologia. Tuttavia, quasi la metà delle aziende non coinvolge il chro nella definizione della strategia di AI, con solo il 28% che dichiara di disporre di una roadmap congiunta con l’IT. Questo gap tra le competenze ritenute prioritarie dai chro e quelle indicate dai dipendenti si riflette in una serie di tensioni interne.
Le responsabilità e la mancanza di chiarezza complicano l’implementazione dell’IA. Il 36% dei chro afferma che la mancanza di chiarezza sulle responsabilità complica l’implementazione dell’IA. Il 43% dei dipendenti riferisce che, quando qualcosa non funziona con l’IA, la colpa ricade su di loro, mentre il 41% dei chro ritiene che i dipendenti possano non sentirsi sicuri nel mettere in discussione o correggere gli output dell’AI. Questo crea un clima di incertezza e tensione, con il 72% delle organizzazioni che utilizza l’IA in misura limitata o non la utilizza affatto all’interno della funzione Risorse Umane.
Un futuro riprogettato intorno alle persone
Nonostante le sfide, le organizzazioni che definiscono chiaramente i flussi di lavoro come guidati dall’uomo, supportati dall’IA o eseguiti dall’IA, dichiarano una riduzione del rischio del 18% e un miglioramento della qualità del 20%. Il 42% dei chro afferma che gli incrementi di produttività ottenuti grazie all’IA vengono reinvestiti principalmente nell’innovazione o nella riqualificazione professionale. Questo indica una volontà di adattamento, ma anche una necessità di riallineare le competenze umane con le nuove tecnologie.
Il ruolo delle risorse umane nell’alfabetizzazione dell’IA è cruciale. Il ruolo delle risorse umane nell’alfabetizzazione dell’IA è cruciale, ma le capacità della funzione HR in questo ambito sono valutate particolarmente basse: solo il 13% delle organizzazioni ritiene che la funzione HR abbia una buona alfabetizzazione all’IA. Questo gap di competenze interno alle aziende rappresenta un ostacolo per l’adozione efficace dell’IA e per la sua integrazione nel lavoro quotidiano. “L’IA sta cambiando non solo il modo in cui il lavoro viene svolto, ma anche gli ambiti in cui le persone possono generare il massimo impatto”, ha dichiarato Nickle LaMoreaux, senior vice president e chief human resources officer di IBM. “I chro svolgono un ruolo fondamentale nel riprogettare il lavoro del futuro, affinché le persone possano concentrarsi sugli ambiti in cui possono generare il massimo impatto.”
