L’avvocato di Bossetti contesta l’uso del DNA come prova decisiva nell’omicidio di Yara Gambirasio
L’avvocato di Massimo Bossetti contesta l’uso del DNA come prova decisiva nell’omicidio di Yara Gambirasio, sottolineando la mancanza di dati sul DNA mitocondriale.

L’avvocato Claudio Salvagni, difensore di Massimo Bossetti, ha espresso dubbi sull’uso del DNA come prova decisiva nell’omicidio di Yara Gambirasio, sostenendo che l’individuazione non sia scientifica. L’uomo condannato all’ergastolo per l’omicidio della tredicenne, che si dichiara innocente, ha sottolineato come il DNA mitocondriale non sia stato analizzato in modo corretto, e come il risultato ottenuto con il DNA nucleare potrebbe essere errato. Salvagni ha anche sottolineato come il DNA mitocondriale di Bossetti non sia stato trovato, e come la sua assenza possa mettere in dubbio l’identificazione effettuata.
Il DNA come prova regina e le sue limitazioni
Secondo Salvagni, il DNA nucleare di Bossetti non è stato trovato sul corpo di Yara, mentre il DNA mitocondriale, che potrebbe essere considerato la prova del nove, non è stato analizzato in modo completo. L’avvocato ha sottolineato come la mancanza di dati sul DNA mitocondriale di Bossetti possa mettere in dubbio l’identificazione effettuata. Inoltre, ha sottolineato come la presenza di un DNA simile a quello di Bossetti potrebbe non essere così rara, considerando la vicinanza genetica tra persone della bergamasca.
La certezza con cui si afferma che sul corpo di Yara c’era il nucleare di Bossetti è ascientifica, ha ribadito Salvagni. L’avvocato ha anche sottolineato come il DNA mitocondriale di Bossetti non sia stato trovato, e come la sua assenza possa mettere in dubbio l’identificazione effettuata.
Le ipotesi di un serial killer e la distruzione dei campioni
Salvagni ha avanzato l’ipotesi che potrebbe esserci un serial killer che ha ucciso più volte in tredici anni, partendo dall’omicidio di Yara Gambirasio nel 2011 fino a quello di Sharon Verzeni, avvenuto questa estate. L’avvocato ha anche sottolineato come i campioni di DNA, che erano stati analizzati, siano stati distrutti dopo che la pm Letizia Ruggeri aveva richiesto la loro distruzione. Questo ha portato a un’archiviazione dell’inchiesta e a un’indagine per frode processuale e depistaggio.
La difesa di Bossetti ha chiesto di analizzare nuovi campioni, in particolare quelli estratti dagli indumenti di Yara, per verificare se ci sono altre tracce analizzabili. L’avvocato ha anche sottolineato come il DNA di “ignoto 1” trovato su Yara non sia identico a quello di Bossetti, e come la sua presenza potrebbe indicare un’identità diversa.
La mancanza di dati sul DNA mitocondriale di Bossetti mette in dubbio l’identificazione effettuata, ha sottolineato Salvagni. L’avvocato ha anche sottolineato come il DNA non sia l’unica prova, ma che la sua analisi debba essere fatta in modo corretto e completo.
La criminologa Roberta Bruzzone ha respinto l’ipotesi avanzata dall’avvocato, sostenendo che l’assassino di Yara sia già in carcere. Tuttavia, Salvagni ha ribadito che l’ipotesi non sia fantasiosa, ma una possibilità che dovrebbe essere verificata. L’avvocato ha anche sottolineato come il DNA non sia l’unica prova, ma che la sua analisi debba essere fatta in modo corretto e completo.
