Integrazione e lingua araba, il sondaggio svela una netta contrarietà tra gli italiani
Sondaggio Termometro Politico: il 67% degli italiani contrari all’idea di imparare lingue straniere per favorire l’integrazione.
Un sondaggio realizzato da Termometro Politico il 2 ottobre 2026 ha evidenziato una netta contrarietà tra gli italiani all’idea di imparare lingue straniere, come l’arabo, per favorire l’integrazione degli immigrati. Il 67% degli intervistati ha espresso posizioni contrarie alla proposta avanzata dal giornalista Paolo Mieli, che aveva sostenuto durante un confronto televisivo che anche gli italiani dovrebbero imparare le lingue degli stranieri. La domanda, posta agli intervistati, ha rivelato una forte divisione tra chi ritiene necessario che siano gli stranieri a imparare l’italiano e chi, invece, sostiene che la conoscenza delle lingue straniere potrebbe facilitare il rapporto tra cittadini italiani e comunità immigrate.
La proposta di Paolo Mieli e la sua reazione
La discussione è nata dalle dichiarazioni del giornalista Paolo Mieli durante un confronto televisivo su La7, in cui ha sostenuto che l’integrazione potrebbe passare anche attraverso la conoscenza, da parte degli italiani, delle lingue parlate dagli stranieri. Mieli ha chiarito che, pur riconoscendo l’importanza dell’apprendimento dell’italiano da parte degli immigrati, ritiene che la conoscenza delle lingue straniere da parte della società ospitante potrebbe ridurre le barriere linguistiche e migliorare la comunicazione. Tuttavia, il sondaggio ha mostrato che questa idea non è stata accolta da una maggioranza del campione. La proposta di Mieli non ha trovato un ampio consenso tra gli italiani. Il 67% del campione ha espresso posizioni contrarie, con motivazioni e intensità diverse. Solo il 6% degli intervistati ha espresso un sostegno pieno alla proposta, considerando necessario che anche gli italiani imparino le lingue degli stranieri.
Le risposte del campione e le loro motivazioni
Il sondaggio, condotto su 2.300 interviste tra il 29 settembre e il 1° ottobre 2026, ha rivelato che il 39% degli intervistati ritiene che l’integrazione debba avvenire attraverso l’apprendimento dell’italiano da parte degli stranieri, senza richiedere agli italiani di imparare le lingue degli immigrati. Questa posizione, che rappresenta quasi quattro intervistati su dieci, è la più diffusa. Un ulteriore 28% ha sostenuto una posizione ancora più rigida, che prevede un processo di assimilazione alla cultura italiana, inclusa la remigrazione per chi non si adeguasse a questa forma di integrazione.
Un gruppo di 22,9% degli intervistati ha espresso una posizione intermedia, riconoscendo un valore pratico alla conoscenza delle lingue straniere in contesti specifici, come per insegnanti e operatori delle forze dell’ordine. Questa percentuale, pur non essendo la più elevata, indica una certa apertura a una forma di integrazione linguistica limitata a determinate professioni. La maggioranza degli italiani rifiuta l’idea di imparare lingue straniere come parte dell’integrazione. Il 28,9% del campione ha mostrato un certo interesse per la conoscenza delle lingue straniere in contesti specifici, ma questa percentuale rimane comunque inferiore al 67% che ha espresso posizioni contrarie.
Il sondaggio ha anche evidenziato una forte differenza interna tra chi respinge la proposta e chi si mostra aperto a considerarla. Mentre il 67% del campione ha espresso posizioni contrarie, il 28,9% ha mostrato un certo interesse per la conoscenza delle lingue straniere in contesti specifici. Il 4,1% degli intervistati ha dichiarato di non sapere o di non voler rispondere, confermando che la questione dell’integrazione linguistica ha suscitato una presa di posizione molto elevata tra gli italiani.
