Il governatore Rocca cerca di riaprire la clinica di Velletri a favore del gruppo Angelucci

Il governatore Rocca cerca di riaprire la clinica di Velletri a favore del gruppo Angelucci, nonostante sentenze di chiusura.

Il governatore Francesco Rocca ha messo in atto una strategia per riaprire la clinica San Raffaele di Velletri, a favore del gruppo sanitario Angelucci, nonostante sentenze di chiusura emesse da organi giudiziari. L’operazione, che ha visto il pagamento di quasi 80 milioni di euro, ha suscitato dibattito e preoccupazioni per il rapporto tra la Regione Lazio e il gruppo privato. La vicenda, che si sviluppa in un contesto di tensioni giudiziarie e amministrative, ha visto la Direzione regionale salute guidata da Andrea Urbani accogliere le pretese della proprietà, nonostante le decisioni di chiusura definitive.

La sentenza di chiusura e il risarcimento

La clinica di Velletri è stata chiusa per abusi edilizi, come confermato da sentenze del Consiglio di Stato. Tuttavia, la giunta regionale ha deciso di procedere comunque alla riapertura, nonostante le decisioni giudiziarie. Il gruppo Angelucci ha ottenuto un risarcimento di quasi 80 milioni di euro, un importo che ha sollevato interrogativi sulle relazioni tra la Regione e il gruppo privato. La sentenza del 2023 della Terza Sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Michele Corradino, ha accertato la responsabilità della regione, ma il pagamento è stato comunque effettuato.

La procedura autorizzativa e le prescrizioni

La Asl Roma 6 ha inviato ispettori il 28 e 29 luglio 2026 e, il 7 agosto, ha rilasciato un verbale con clausola di salvaguardia formale. Gli esiti igienico-sanitari riguardano solo la struttura e non attestano la legittimità urbanistico/edilizia dell’immobile. La Asl ha fissato 63 prescrizioni obbligatorie da adempiere sui 125 posti di Medicina Generale, 29 di Riabilitazione e 16 di Lungodegenza. Il gruppo Angelucci, attraverso il legale Carlo Trivelli, ha affermato di aver adempiuto a tutti i 63 punti, ma la procedura autorizzativa è ancora in corso.

La giunta regionale ha ignorato le sentenze di chiusura e ha proceduto comunque alla riapertura. La Direzione regionale salute ha accolto le pretese del gruppo Angelucci, nonostante le decisioni giudiziarie. La situazione ha suscitato preoccupazioni per il doppio standard tra le decisioni del presidente Rocca e le sentenze emesse da organi giudiziari.

La battaglia giudiziaria tra la San Raffaele S.p.A. e la Regione Lazio ha avuto diversi snodi. Il Tar del Lazio ha respinto integralmente le istanze del gruppo nel 2019, mentre la Corte d’Appello di Roma ha rigettato un’ulteriore richiesta risarcitoria nel 2022. Tuttavia, il quadro difensivo si è capovolto in appello con la sentenza del 2023, che ha accertato la responsabilità della regione. Dopo un’offerta di soli 3,07 milioni, il Consiglio di Stato ha disposto una consulenza tecnica affidata a Elbano De Nuccio, presidente dell’ordine nazionale dei commercialisti.

La figura di De Nuccio è considerata vicina all’attuale esecutivo. A dover gestire il maxi debito sarà invece l’assessore al Bilancio Giancarlo Righini: spetterà a lui preparare l’atto da portare in giunta giovedì prossimo per dare il via libera al risarcimento. Alessio D’Amato, consigliere regionale di Azione ed ex assessore alla Sanità, ha espresso preoccupazione per il doppio standard. Quando la magistratura emette sentenze favorevoli alla Regione Lazio, il presidente Rocca ignora le disposizioni vincolanti e cerca di eluderle. Invece, se i giudici condannano l’ente a risarcire, la giunta si affretta a firmare l’assegno, mettendo a rischio i bilanci pubblici.