Gomes e Lavitola, le omissioni dei bombaroli nel caso Ranucci
Indagini in corso su bombaroli e omissioni, Gomes e Lavitola non hanno rivelato dettagli sull’attentato a Ranucci.

Il caso dell’attentato a Sigfrido Ranucci ha rivelato nuove omissioni da parte dei bombaroli coinvolti, tra cui Clesio Gomes e Valter Lavitola. Secondo le dichiarazioni di Pellegrino D’Avino, l’ok all’azione è stato dato da Gomes lo stesso giorno dell’attentato, ma il documento che ne conferma l’approvazione non è mai stato diffuso né trasmesso dalla Guardia di Finanza. Il ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria hanno confermato che non è stato registrato alcun pestaggio nei confronti di Lavitola, presunto mandante dell’azione. Gli avvocati di Lavitola hanno affermato di non aver ricevuto informazioni su eventuali aggressioni al loro assistito, che «sta bene» e non presenta segni di percosse.
Ommissioni e dubbi sull’attentato
Le dichiarazioni di D’Avino hanno sollevato dubbi sulle responsabilità e sulle azioni effettivamente compiute. Secondo il bombarolo, l’ordigno è stato reperito da Gomes, ma le intercettazioni sul suo coinvolgimento sono state interpretate in modo errato. D’Avino ha spiegato che, durante quel periodo, contattava un fuochista per preparare i fuochi per il babyshower di sua figlia. Inoltre, ha sottolineato di non aver fatto domande sul lavoro né sull’esistenza di un mandante. L’attentato, come riferito da D’Avino, era stato programmato per «mettere una botta, niente di che una cosa tranquilla», un’espressione che ha spiegato essere un modo di dire del tiktoker Sabino O Malese.
Le dichiarazioni di Gomes hanno chiarito alcuni aspetti del piano. Gomes, il camerunense coinvolto nell’azione, ha rivelato di aver incontrato D’Avino il 17 ottobre, durante il quale ha espresso preoccupazione. D’Avino ha raccontato che Gomes aveva chiesto un incontro per confidargli che l’abitazione colpita era quella di un giornalista, una informazione acquisita solo dopo l’attentato. Quando Gomes si è trasferito in Africa, ha videochiamato D’Avino per contattare l’avvocato Cola. Gomes ha anche spiegato di aver annotato l’indirizzo di Ranucci su un bigliettino e di aver disposto che l’ordigno fosse collocato davanti al cancello, assicurandosi che non transitasse nessuno.
Le dichiarazioni di Passariello e i dubbi dei pm
Passariello, come emerge dal suo verbale, ha detto di aver creduto che la vittima dell’attentato fosse «uno come noi, che aveva fatto uno sgarro», e che l’azione dovesse essere «un avvertimento». Se avesse saputo che c’entrava Gomes, con cui aveva lavorato per Sal Da Vinci, «non avrei accettato». Gli esecutori materiali dell’attentato, D’Avino e Passariello, sono rimasti in carcere, mentre i pm cercano di chiarire le responsabilità e le omissioni. I penalisti, anche in vista del Riesame, chiederanno i dovuti accertamenti e non escludono che Lavitola abbia paura a denunciare presunte aggressioni.
Le indagini proseguono con l’audizione da testimone di Ranucci. La Rai vorrebbe sostituire Ranucci con Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti. Quest’ultima, tramite il quotidiano Libero, ha ammesso un «errore veniale» sul documento finito in un suo servizio su Agorà del 2023, scaricando la colpa sul grafico. Il documento, che era stato spacciato come report ufficiale della Guardia di Finanza, è stato disconosciuto dal Corpo. Il grafico, come riferito sul giornale di Angelucci, avrebbe abbellito il documento con il logo della Gdf senza l’autorizzazione del Comando generale. La Guardia di Finanza ha sottolineato di non aver mai divulgato, trasmesso o diffuso il documento, confermando che non è stato creato né condiviso.
