Giustizia per Pamela Mastropietro: in Cassazione striscioni e il fratello di Emanuela Orlandi
In Cassazione si celebra l’udienza per la violenza sessuale nell’omicidio di Pamela Mastropietro, con striscioni e il fratello di Emanuela Orlandi.

La Corte di Cassazione ha ospitato oggi un momento drammatico e simbolico per la famiglia di Pamela Mastropietro, la 18enne romana uccisa e fatta a pezzi nel gennaio del 2018. La sentenza attesa riguarda l’aggravante della violenza sessuale nei confronti di Innocent Oseghale, già condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio. La famiglia, insieme a parenti e amici, ha preso parte all’udienza con striscioni e testimonianze, tra cui il fratello di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa oltre 40 anni fa. La madre di Pamela, Alessandra Verni, ha espresso la sua aspettativa di giustizia, dopo tre gradi di giudizio che hanno confermato la violenza su di lei.
La violenza sessuale come movente
La difesa di Innocent Oseghale, rappresentata dagli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, ha sottolineato l’assenza di prove concrete per l’aggravante della violenza sessuale. «La sussistenza della violenza sessuale si basa sulla prova logica», ha affermato il sostituto pg Maria Francesca Loy. Tuttavia, l’avvocato Matraxia ha criticato il percorso argomentativo dei giudici della Corte di appello di Perugia, definendolo «illogico e contraddittorio». Secondo lui, le circostanze introdotte come certezze si fondano su congetture e immaginazione. «Ancora oggi non riesco a capire come sia uscita fuori l’ipotesi per cui la ragazza pretendeva l’uso del profilattico», ha aggiunto.
La difesa chiede l’annullamento della sentenza
La difesa ha anche sottolineato che la ricostruzione dei giudici di Perugia «non ha né capo né coda». L’avvocato Gramenzi ha ricordato che sono state sentite le persone che avevano avuto un rapporto sessuale con Pamela prima di incontrare Oseghale, ma «da qui a dire che il movente è stato un rapporto non protetto ce ne passa». «Crediamo che la sentenza debba essere annullata» relativamente all’aggravante della violenza sessuale, ha concluso l’avvocato. La famiglia di Pamela, attraverso il legale Marco Valerio Verni, ha sostenuto che la violenza sessuale è l’unico movente dell’omicidio, ma la difesa ha messo in dubbio questa conclusione.
La madre di Pamela, Alessandra Verni, ha espresso la sua speranza che la sentenza confermi l’ergastolo. «Dopo tre gradi di giudizio, che hanno sempre confermato la violenza su Pamela, mi aspetto giustizia anche oggi», ha detto. Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro Orlandi, ha sostenuto la famiglia di Pamela, ricordando che «era il minimo stare qui, essere presenti e dare solidarietà ad Alessandra, che è rimasta sola, abbandonata anche dai media». La presenza di Pietro Orlandi, che ha seguito la vicenda di Emanuela Orlandi per oltre 40 anni, ha dato ulteriore forza al sostegno alla famiglia di Pamela.
La sentenza attesa oggi potrebbe influenzare il calcolo della pena e la conferma dell’ergastolo per Innocent Oseghale. La famiglia di Pamela, insieme a parenti e amici, ha espresso la sua speranza di giustizia, con striscioni che recitano «Giustizia per Pamela Mastropietro» e una foto sorridente della ragazza con una coroncina in testa. La vicenda, che ha visto la ragazza allontanarsi da una comunità di Corridonia (Macerata) e i resti ritrovati in due trolley, rimane un simbolo di lotta per la verità e la giustizia.
