Formatori AI in Italia: chi sono e come sceglierli
In Italia, 73 formatori AI sono disponibili per le PMI. Come scegliere il migliore per la formazione sull’intelligenza artificiale.
Il 23 ottobre 2026 entra in vigore il decreto legislativo 179/2026, che impone alle imprese l’obbligo di formare i lavoratori sull’uso dell’intelligenza artificiale e sui rischi connessi. In Italia, 73 formatori AI sono attualmente registrati su una piattaforma gratuita che mette in contatto le PMI con esperti del settore. La scelta del formatore è cruciale, tanto quanto lo strumento utilizzato, e richiede attenzione a competenze, esperienza e adattabilità al contesto aziendale.
Chi sono i formatori AI in Italia
I formatori AI in Italia sono professionisti esperti, con un’esperienza media di 10 anni, che provengono da diversi settori come marketing, consulenza, scuola e informatica. La maggior parte ha aggiunto l’intelligenza artificiale a un mestiere già esistente, senza essere nati come formatori. Sono distribuiti in 18 regioni su 20, con la Lombardia in testa, seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Il Sud è ben rappresentato, con 5 formatori ciascuno in Puglia, Sicilia e Campania. La maggior parte dei formatori dichiara di lavorare con tutti i settori, e quasi un terzo indica più di 17 competenze. Gli strumenti più citati sono quelli che le aziende usano già: ChatGPT (66 profili su 73), Claude (63) e Gemini (59). Seguono l’AI applicata al marketing (52) e i temi normativi, in crescita: 30 formatori si occupano di AI Act e compliance.
Formazione in sede: un dato rilevante per le PMI
Per le PMI, un corso in sede, personalizzato sui propri processi, funziona in modo diverso da un webinar. In 54 casi, i formatori si dichiarano disponibili a svolgere la formazione in azienda, non solo online. La tariffa media varia tra 70 e 150 euro l’ora, con una giornata di otto ore che può costare tra 500 e 1.200 euro prima di eventuali finanziamenti.
La formazione può essere finanziata attraverso contributi versati ai fondi interprofessionali, come Fondimpresa. Tra i formatori analizzati, diversi lavorano già con enti accreditati e fondi, e sanno come impostare un percorso finanziabile. È una domanda da fare subito, al formatore e al proprio consulente del lavoro. La scelta del formatore non deve partire dallo strumento, ma dai bisogni specifici dell’azienda. Un buon formatore inizia con un programma scritto, che include obiettivi, durata, argomenti e esercitazioni. È importante verificare l’esperienza nel settore specifico e chiedere esempi di aziende simili con cui ha già lavorato.
La formazione deve includere anche aspetti di sicurezza e compliance, come l’AI Act. Dati dei clienti, documenti riservati, controllo umano sui risultati: un buon corso li tratta anche quando il tema principale è la produttività. La formazione può costare poco, o niente, grazie a iniziative gratuite come lo SME AI Accelerator lanciato in primavera da OpenAI, Confartigianato e Booking.com. Nonostante la scarsa adozione dell’AI in Italia, con il 10% delle PMI che ha avviato attività formative strutturate, i formatori sono disponibili e accessibili. La sfida è farli incontrare con le imprese giuste, in modo da garantire una formazione efficace e conforme alle normative. La scelta del formatore è un passo cruciale per integrare l’intelligenza artificiale in modo responsabile e produttivo.
