Estetisti e parrucchieri dominano la formazione siciliana: imprese segnalano carenze in altri settori

In Sicilia, il 75,8% dei corsi di formazione professionale riguarda acconciatura e estetica, mentre imprese segnalano carenze in settori tecnici e digitali.

La formazione professionale in Sicilia mostra un’ampia concentrazione su acconciatura e estetica, con il 75,8% dei corsi finanziati che riguardano queste figure. Su 243 percorsi approvati per il ciclo 2026-2029, ben 184 sono legati a professioni del settore del benessere, come parrucchieri e estetisti. Questo dato, emerso dal decreto dell’assessorato regionale alla Formazione, ha sollevato preoccupazioni tra le imprese, che segnalano carenze in settori tecnici, digitali e di alta tecnologia.

Un equilibrio da rivedere tra formazione e mercato del lavoro

Il presidente di Confindustria Sicilia, Diego Bivona, ha sottolineato che il problema non è mettere in discussione la dignità di alcun settore, ma verificare se la distribuzione delle risorse rifletta effettivamente i fabbisogni del mercato del lavoro. Secondo il protocollo Regione-Confindustria-Ance, la formazione deve partire dalla domanda delle imprese, non solo dall’offerta degli enti formativi. È il cambio di paradigma necessario per trasformare la formazione in uno strumento di occupazione e sviluppo, ha spiegato Bivona.

Le imprese siciliane segnalano una forte domanda per figure tecniche in settori come amministrativo, edilizio, metalmeccanico, impiantistico, digitale, web e marketing. Sono richieste anche competenze in salute, scienze della vita, alta tecnologia e professionalità per accompagnare i nuovi investimenti industriali e infrastrutturali. Le risorse devono seguire i fabbisogni reali, ha sottolineato Bivona, aggiungendo che non si tratta semplicemente di spostare finanziamenti, ma di affermare un principio: i percorsi devono essere finanziati solo se esiste una domanda concreta di quelle competenze.

Monitoraggio e valutazione dei risultati

Il presidente di Confindustria ha sottolineato che il monitoraggio dei percorsi è un passaggio essenziale: “Non basta sapere quanti corsi sono stati finanziati o quanti attestati sono stati rilasciati. Bisogna sapere quanti formati trovano lavoro, quanti vengono assunti e quanto le competenze acquisite rispondono effettivamente alla domanda delle imprese”, ha detto Bivona. L’obiettivo non è aumentare il numero di corsi, ma migliorare l’occupabilità dei giovani, formando persone per lavori che esistono e che le imprese cercano.

Secondo Bivona, un modello vincente di formazione è rappresentato dagli ITS, istituti che offrono formazione tarata sulle esigenze delle imprese e che hanno una copertura di oltre il 90% a un anno dal diploma. Il punto focale non è mettere in discussione l’utilità della formazione per parrucchieri, estetisti, meccanici, cuochi o elettricisti. Il punto è capire se la distribuzione delle risorse pubbliche rifletta davvero i fabbisogni futuri dell’economia siciliana. Con 243 nuovi percorsi e oltre 24 milioni di euro messi a disposizione per il ciclo 2026-2029, la questione non riguarda quindi soltanto quanti corsi finanziare, ma soprattutto quali competenze formare e con quale rapporto con il tessuto produttivo. Il confronto tra Regione, enti formativi e imprese diventa così decisivo per capire se la formazione professionale siciliana riuscirà a trasformarsi in un reale strumento di inserimento lavorativo e di sviluppo economico.