Elisa Claps, la famiglia chiede alla Diocesi la verità dopo 30 anni di silenzi

La famiglia di Elisa Claps chiede alla Diocesi di Potenza la verità dopo 30 anni di silenzi e tensioni.

Elisa Claps, la famiglia chiede alla Diocesi la verità dopo 30 anni di silenzi
Elisa Claps, la famiglia chiede alla Diocesi la verità dopo 30 anni di silenzi

La famiglia di Elisa Claps, la ragazza uccisa nel 1993 nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza, continua a chiedere alla Diocesi di Potenza la verità dopo 30 anni di silenzi e tensioni. Il corpo di Elisa, assassinata all’età di 16 anni da Danilo Restivo, è stato ritrovato solo nel 2010 nel sottotetto della stessa chiesa dove aveva perso la vita. La famiglia, dopo anni di battaglie per far riconoscere la colpevolezza di Restivo, che fu arrestato solo nel 2006 dopo aver commesso un altro omicidio, non ha smesso di cercare la verità. Il loro obiettivo, ora, è la Diocesi, che non ha ancora risposto alle loro richieste.

La protesta contro la riapertura della chiesa

Lo scorso 5 novembre, in occasione della prima messa celebrata alla Santissima Trinità dopo la sua riapertura al culto, centinaia di persone hanno partecipato a un presidio organizzato da “Libera” per protestare contro la decisione della Diocesi. La famiglia Claps ha sempre chiesto alla Chiesa locale di fare luce sui silenzi e sulle complicità che si sono consumati in quasi 17 anni e contesta la riapertura al culto. Lo ha ribadito anche in una lettera inviata a Papa Francesco. La chiesa, ristrutturata e riaperta ad agosto come luogo di riflessione e preghiera silenziosa, ha visto iniziare le celebrazioni religiose il 2 novembre, con la prima messa presieduta dall’arcivescovo Salvatore Ligorio, che a breve lascerà il suo incarico per raggiunto il limite di età di 75 anni.

La protesta, che ha visto partecipanti con cartelli e urla di “vergogna”, è stata accolta positivamente da Gildo Claps, presente al presidio, come testimonianza di affetto per Elisa e vicinanza alla famiglia. La Diocesi di Potenza ha espresso “profondo rammarico e sconcerto” per quanto accaduto, definendo le azioni come “offese inaccettabili”. La nota dell’ufficio per le comunicazioni sociali ha stigmatizzato “quegli atteggiamenti” che si sono concretizzati in sputi e comportamenti di odio, violenza verbale e derisione. La Chiesa ha anche sottolineato l’assenza di un adeguato dispositivo di sicurezza a garanzia dei diritti costituzionali.

La manifestazione degli studenti

Oggi, a partire dalle ore 9.30, a Potenza la consulta studentesca organizza la manifestazione «Tutti per Elisa», un corteo per ricordare la studentessa potentina uccisa 30 anni fa. L’iniziativa, con partenza in piazza Zara, toccherà alcune tappe, come la casa di Elisa e la piazza Mario Pagano, prima di concludersi davanti alla chiesa della Santissima Trinità, riaperta al culto e alle celebrazioni religiose il 2 novembre scorso. La comunità studentesca sottolinea il valore dell’iniziativa come «ricordo della giovane potentina Elisa Claps, tragicamente scomparsa lo scorso 12 Settembre 1993 a Potenza e mai più tornata a casa», con la volontà di testimoniare l’affetto e il sostegno alla sua famiglia nel tenere viva la memoria della studentessa nella loro richiesta continua e coraggiosa di giustizia e verità.

La famiglia Claps, però, non si ferma. «Non smetteremo di cercare la verità», ha detto Gildo Claps, presente al presidio. La domanda che rimane senza risposta è: come è possibile che per ben 27 anni il corpo di Elisa sia rimasto nello stesso luogo dove era stata vista per l’ultima volta in vita? Una domanda che, ad oggi, non trova risposta. E non mancano le tensioni, che si fanno sempre più forti con ogni nuovo passo della famiglia verso la verità.

La protesta ha trovato riscontro anche tra gli studenti, che hanno sottolineato l’importanza di un’azione unitaria per ricordare Elisa e combattere la violenza di genere. «Non è con un ulteriore ricorso alla violenza o in presenza di dinamiche conflittuali che onoreremo maggiormente la memoria della giovane Elisa», hanno detto gli studenti. La loro richiesta è chiara: una restituzione completa della verità e una presa di coscienza collettiva per onorare la memoria di una ragazza che ha perso la vita 30 anni fa.