Ecofin respinge flessibilità fiscale, apre a tassa UE sugli extraprofitti energetici

Ecofin respinge flessibilità fiscale, apre a tassa Ue sugli extraprofitti energetici

Un passo avanti ma con cautela

L’Ecofin, riunito il 9 ottobre a Lussemburgo, ha respinto la richiesta di ulteriore flessibilità fiscale per compensare l’impatto del caro-energia, ma ha aperto alla possibilità di introdurre una tassa europea sugli extraprofitti del settore energetico. L’obiettivo è valutare come recuperare una parte dei profitti eccezionali generati dai nuovi picchi di prezzo dell’energia, al fine di attenuare l’impatto su famiglie e imprese. La pressione per questa misura arriva da sei Paesi: Italia, Germania, Spagna, Austria, Polonia e Portogallo. La tassa non è però ancora approvata né fissati tempi per una proposta legislativa.

Un accordo su vigilanza e integrazione finanziaria

Sul fronte finanziario, i ministri hanno raggiunto un accordo politico sull’integrazione e la vigilanza dei mercati dei capitali. L’Ecofin ha trovato un accordo sul Market Integration and Supervision Package (Misp), uno dei pilastri dell’Unione del risparmio e degli investimenti. Il compromesso rafforza il ruolo dell’Esma, l’autorità europea dei mercati con sede a Parigi, ma restringe il perimetro della supervisione centralizzata rispetto alla proposta originaria della Commissione. La selezione degli operatori sotto vigilanza diretta europea è ridotta da 12 a 8.

L’Ecofin ha concordato di approfondire con la Commissione europea la fattibilità di un prelievo sui guadagni straordinari delle società del settore, senza approvare una nuova imposta né fissare tempi per una proposta legislativa. La cautela resta tuttavia evidente, con la Commissione europea che contesta soprattutto le eccezioni alla supervisione centralizzata e una governance che conserva un peso significativo per le autorità nazionali. Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha sottolineato che gli Stati membri sono nella posizione migliore per adottare misure contro gli extraprofitti, ma non si tratta di un via libera a una tassa comune.

Per il nostro Paese rimangono i margini di flessibilità precedentemente concessi, senza una nuova deroga specifica per finanziare i sostegni contro il rincaro delle bollette. Un’apertura mirata è arrivata invece per la Grecia, con l’estensione della clausola di salvaguardia nazionale a ulteriori interventi per la sicurezza energetica. Sul fronte della flessibilità fiscale, l’Ecofin non ha concesso un allentamento generalizzato delle regole di bilancio, ribadendo la necessità di preservare la credibilità del quadro fiscale europeo.

Anche per alcuni operatori delle infrastrutture post-trading e per i fornitori di servizi legati alle criptovalute il testo ridimensiona l’accentramento previsto da Bruxelles. La selezione sarà basata su criteri legati alla dimensione, alla quota di mercato e all’attività transfrontaliera. Euronext, che comprende Borsa Italiana, dovrebbe rientrare nel nuovo perimetro, mentre Deutsche Börse dovrebbe restarne fuori secondo le ricostruzioni circolate a Lussemburgo. Il compromesso, sostenuto da 25 Paesi con l’astensione del Belgio, ha consentito di superare le resistenze nazionali, ma ha suscitato critiche per l’indebolimento dell’impianto originario.