Dott. Fabbri: «La mia coscienza e il mio cuore sono puliti»
Dott. Fabbri chiarisce su esiti negativi del 2007, conferma possibilità scambio provette, difende lavoro.
Finalmente, dopo mesi di dibattito e incertezze, il Dott. Matteo Fabbri ha risposto in modo diretto e chiaro alle domande che riguardano il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 19 anni fa. Il genetista forense, che nel 2007 era consulente della difesa di Alberto Stasi, ha sottolineato che non ha mai visto i due esiti negativi sul DNA dei pedali della bici di Stasi, né li ha mai conosciuti. La sua dichiarazione, fatta durante un’intervista in diretta, ha suscitato reazioni forti e ha aperto nuove domande su come potessero essere stati ignorati dati che, a detta di alcuni, avrebbero potuto cambiare il corso del processo.
Esiti negativi mai visti
Il Dott. Fabbri ha confermato che né lui né il professor Francesco Maria Avato, suo collega nel 2007, avevano mai visto i due esiti negativi del DNA. «Io non ho mai visto quei due esiti negativi», ha detto, aggiungendo che non avrebbe avuto alcun motivo per nascondere un dato così importante. Se avessimo avuto responsabilità e avessimo taciuto di fronte a tutto ciò, avrei messo una corda al collo, ha sottolineato con emozione. La sua posizione è chiara: non ha mai avuto conoscenza di quei dati, né ha mai avuto la possibilità di agire in modo diverso.
Scambio di provette o errori tecnici?
Le domande su come potessero essere stati ignorati i due esiti negativi si sono moltiplicate, soprattutto dopo le dichiarazioni di Marzio Capra, che aveva precedentemente affermato di aver visto quei dati. Il Dott. Fabbri ha confermato che la possibilità di un scambio di provette è reale, ma ha anche sottolineato che le macchine non si sbagliano. «Le macchine non si sbagliano in quanto quando sequenziamo, oltre al campione o ai campioni in analisi carichiamo anche degli standard di controlli interni di sequenziamento che ci aiutano a capire la correttezza analitica della macchina in quel momento», ha spiegato. Tuttavia, ha ammesso che non è escluso che potesse essere avvenuto uno scambio involontario o una contaminazione.
Il Dott. Fabbri ha anche sottolineato che, se fosse stato il caso, il capitano Marino avrebbe dovuto tornare in laboratorio il giorno successivo, il che potrebbe indicare un dubbio o un’antenna accesa. Possibilità concreta, quando si tratta di analisi e provette e che Fabbri conferma, ha detto. Tuttavia, ha anche sottolineato la gravità di aver omesso quei dati, che avrebbero potuto influire sul processo.
Un altro aspetto che ha suscitato dibattito riguarda la bicicletta di Alberto Stasi, sulla quale si diceva che ci fossero profili negativi. Pasquale Linarello, biologo e genetista forense, ha chiarito che non è vero: «Su canna, sella, manubrio e nella relazione del RIS c’è scritto “Negativo”. Sul manubrio e canna profili misti ci sono, non Chiara, non di Alberto Stasi e sospettiamo che appartengano al papà di Alberto dato che la bici era la sua […]». Questa precisazione ha aggiunto un altro tassello al mistero, ma non ha risolto del tutto le domande su come potessero essere stati ignorati i dati.
Il Dott. Fabbri ha concluso la sua dichiarazione con una frase che ha lasciato impressione: «La mia coscienza e il mio cuore sono puliti». Una frase che, sebbene sia stata pronunciata in un momento di emozione, ha rafforzato la sua posizione e ha dato un senso di chiarezza a un caso che sembra non avere fine. La speranza, come ha detto la difesa di Stasi, è sempre e solo una: dare giustizia e verità a Chiara Poggi.
