Distruzione provette senza autorizzazione, consulenze nascoste: il caso Garlasco si complica
Nuovi elementi emergono nel caso Garlasco: distruzione di provette senza consenso, consulenze non depositate e discrepanze nelle misurazioni del piede di Sempio.
Il caso Garlasco si complica ulteriormente con nuovi elementi emersi nel corso delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Dopo la scoperta di due esiti negativi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, esistenti ma mai consegnati, sono emersi fatti inquietanti: una consulenza psicologica sul condannato mai depositata e la distruzione degli eluiti, ovvero le provette contenenti il DNA estratto, senza autorizzazione nel 2016, sei anni prima del dovuto. L’ipotesi di violazione del segreto di indagine si fa sempre più concreta, alimentata da una serie di contraddizioni e mancanze che hanno suscitato preoccupazioni nell’ambito della Procura.
Eluiti distrutti senza autorizzazione
La distruzione degli eluiti, avvenuta nel 2016, ha suscitato scalpore per il fatto che il via libera della magistratura alla distruzione dei reperti sarebbe arrivato soltanto nel 2022. L’ordinanza, infatti, fu emessa dopo che la condanna di Stasi era diventata definitiva. La difesa aveva chiesto di conservare alcuni materiali e di restituire le biciclette sequestrate, ma la Corte d’assise d’appello di Milano aveva accolto in parte l’istanza, autorizzando la distruzione degli altri reperti. La distruzione degli eluiti, però, era avvenuta anni prima di questa autorizzazione, e il motivo non è ancora chiaro. Il tenente colonnello Alberto Marino, allora comandante del Ris di Parma, aveva dato ordine all’epoca di smaltire i reperti, senza l’approvazione del giudice.
La consulenza psicologica non richiesta
Un altro elemento inquietante riguarda la consulenza psicologica su Alberto Stasi, mai depositata e mai richiesta dalla Procura. Redatta nel 2007 dalla dottoressa Alessandra Bramante, la consulenza si basava su dichiarazioni spontanee del condannato e non era mai stata consegnata ai pm. La questione è grave, poiché si trattava di atti secretati e solo la Procura poteva accedervi. La consulenza ha contribuito a costruire un ritratto di Stasi come “biondino dagli occhi di ghiaccio”, un’immagine che ha alimentato la narrativa dell’assassino. La dottoressa Bramante ha negato di averla redatta ufficialmente, ma il nome e il cognome compaiono sulla carta intestata. L’ipotesi di violazione del segreto di indagine si fa sempre più concreta.
La Procura ha già accertato che la fialetta che originariamente conteneva il famoso “grattato” dell’intonaco non è stata ritrovata nel materiale del Ris consegnato nel 2025. Inoltre, Marino aveva riferito ai pm che l’intonaco grattato risultava “interamente utilizzato”. Questi fatti alimentano ulteriore sospetto su una gestione non trasparente dei reperti.
Discrepanze nelle misurazioni del piede di Sempio
Un altro aspetto in discussione riguarda le misurazioni del piede di Andrea Sempio. La consulenza di Armando Palmegiani, che aveva analizzato le scarpe utilizzate da Sempio, ha indicato una larghezza dell’impronta intorno ai 9-9,5 centimetri. Tuttavia, le misurazioni antropometriche effettuate sulla pianta del piede di Sempio indicano una larghezza superiore a 11 centimetri. Questo crea una discrepanza tra la misura esterna della scarpa e la reale conformazione del piede. La Procura ha chiesto di poter esaminare e misurare le calzature di Sempio, in modo da verificare se il piede potesse effettivamente indossarle. Le misurazioni interne delle scarpe, infatti, oscillano tra 8,83 e 9,30 centimetri per il sottopiede e tra 9,08 e 9,88 centimetri per il plantare, mentre quelle esterne vanno da 9,40 a 10,61 centimetri.
La questione non è solo una discrepanza numerica, ma riguarda la conformazione effettiva del piede e la sua compatibilità con le scarpe. La consulenza di Palmegiani ha indicato i valori come “confermati”, ma la Procura ha chiesto ulteriori verifiche. La misura del piede, infatti, non è sufficiente per stabilire se un individuo potesse indossare una scarpa. La forma, il modello e la larghezza effettiva disponibile per il piede possono influenzare il risultato. La Procura sta cercando di capire se esiste un rapporto tra la reale conformazione del piede, la struttura interna della scarpa e la larghezza dell’impronta lasciata a terra.
Il caso Garlasco, con i suoi colpi di scena e le nuove scoperte, continua a suscitare preoccupazioni e domande. La distruzione degli eluiti, la consulenza psicologica non richiesta e le discrepanze nelle misurazioni del piede di Sempio rappresentano elementi che potrebbero influire sulle indagini e sulle conclusioni future. La Procura, attraverso l’avvocata Giada Bocellari, sta cercando di chiarire i
