Il delitto di Garlasco si complica: le impronte e le scarpe al centro del dibattito

Il delitto di Garlasco si avvicina alla chiusura delle indagini, ma le prove restano incerte. Le impronte e le scarpe al centro del dibattito.

Una scena di un'indagine in corso a Garlasco, con impronte e scarpe al centro del dibattito
Una scena di un’indagine in corso a Garlasco, con impronte e scarpe al centro del dibattito

Il delitto di Garlasco, avvenuto il 28 settembre 2007, si avvicina alla chiusura delle indagini, ma le prove restano incerte e le ipotesi si susseguono. Chi è davvero il killer di Chiara Poggi? La Procura di Pavia ha ribaltato ogni vecchia certezza, escludendo Alberto Stasi, unico condannato in via definitiva, e accusando Andrea Sempio, l’unico nuovo indagato. I pm sanno che devono fare in fretta, la data per la chiusura delle indagini si avvicina. Manca davvero poco a quel 28 settembre cerchiato di rosso sul calendario. Entro quella data l’accusa dovrà presentare tutte le prove possibili per sostenere la tesi che a uccidere Chiara Poggi sia stato Andrea Sempio.

Le impronte e la misura del piede

Il punto chiave per la difesa di Sempio è rappresentato dalle impronte di scarpe trovate sulla scena del crimine, che per i giudici appartengono al killer. Ma i legali di Sempio, attraverso esami approfonditi, sono convinti di poter dimostrare che la larghezza del piede di Andrea Sempio sarebbe incompatibile con quella della calzatura che avrebbe lasciato quelle 25 tracce. La calzatura indossata dal killer sarebbe una Frau numero 42, ma Sempio porterebbe un 44. Armando Palmegiani, consulente della difesa di Sempio, entra nello specifico. “Quando viene contestata la misura, però, – dice Palmegiani a Morning News – si tende a considerare soltanto la lunghezza. Il problema principale di questa vicenda è però la larghezza”. In base alle misurazioni attribuite alla professoressa Cristina Cattaneo, il piede di Andrea Sempio avrebbe una larghezza compresa tra gli 11,5 e i 12 centimetri. La seconda misura, secondo quanto riferito da Palmegiani, sarebbe quella ritenuta più attendibile sulla base della scansione digitale. Il piede di Andrea Sempio non può entrare in una scarpa che lascia quell’impronta.

Le impronte a “V” e il grafico Mario Felici

Le impronte a “V” che stravolgono tutto Garlasco, “contenuto della pattumiera manipolato”, potrebbero portare alla revisione del processo per Stasi. Uno studio indipendente del grafico Mario Felici, mostrato a Filorosso su Rai3, dimostrerebbe che le impronte a “V” trovate sulla scena del crimine potrebbero essere compatibili con quelle lasciate da Stasi, ma non al momento del delitto, ma successivamente quando il fidanzato di Chiara ha scoperto il corpo entrando nella villetta. Stasi ha sempre parlato di scarpe Lacoste, negando in tutti i modi di aver mai avuto le Frau. Basandosi sulle immagini e sulla documentazione del caso disponibile online, Felici ha analizzato quelle tracce di sangue, comparandole con le scarpe di Alberto. Secondo Felici c’è una “perfetta coincidenza” tra quei segni e il disegno geometrico della suola delle scarpe Lacoste di Stasi. Questo ribalterebbe tutto, anche se c’è chi dubita di questa tesi.

Le prove fin qui raccolte infatti vengono ritenute indiziarie ma non c’è la celebre “pistola fumante”, l’elemento decisivo per incastrare il presunto colpevole. Tutto, al momento, ruota attorno ai soliloqui in macchina, al Dna sotto le unghie di Chiara e all’impronta 33 sul muro, elementi che i legali di Sempio credono di poter “disinnescare” attraverso le perizie già presentate. Il tempo stringe e il 28 settembre si avvicina, ma a quanto pare sembra davvero tutta una questione di scarpe e piedi. Sarà probabilmente su questi elementi che si deciderà se andare a processo o meno.

Il punto di vista di Luciano Garofano, ex comandante dei Ris, è chiaro: “Ma anche se ci fossero una o due di queste presunte impronte è poco rilevante: dove sono le altre? Perché le persone non volano”. La questione delle scarpe e delle impronte rimane al centro del dibattito, ma la verità, per ora, resta nascosta. La Procura di Pavia ha scelto di procedere con quattro nuove consulenze, tra le quali anche una psichiatrica, sull’amico del fratello di Chiara. Il caso di Garlasco, pur dopo quasi vent’anni, non sembra destinato a trovare una conclusione definitiva.