Chico Forti ottiene la semilibertà, potrà uscire dal carcere
Chico Forti, condannato all’ergastolo, ottiene semilibertà dopo anni di detenzione.
Chico Forti, condannato all’ergastolo negli Stati Uniti per la morte di Dale Pike avvenuta nel febbraio 1998 a Miami, ha ottenuto la semilibertà. La decisione del tribunale non modifica radicalmente la sua quotidianità, poiché dal dicembre dello scorso anno svolge 40 ore settimanali di volontariato presso un’azienda agricola veronese, uscendo al mattino dal carcere di Montorio e rientrando la sera. Questo regime continuerà in caso di semilibertà. L’udienza per la libertà condizionale, richiesta lo scorso anno, potrebbe svolgersi nei primissimi mesi del 2027.
Un passo verso la libertà
La semilibertà per Chico Forti rappresenta un’opportunità per migliorare la sua vita in carcere e per rafforzare i legami con la famiglia. Il detenuto, nato a Trento nel 1959, vive con la madre, che abita a Trento, e spera di poterla visitare più spesso. La sua richiesta iniziale di libertà condizionale era stata rigettata nel settembre 2025, in quanto il Tribunale di Sorveglianza aveva ritenuto non emersi “sentimenti di colpa o di autentico dispiacere per i familiari della vittima né per i propri familiari”, sottolineando il “mancato risarcimento del danno, anche solo parziale”.
La sua storia ha visto alti e bassi. Nel 1992, Forti lasciò il Trentino dopo una vincita al quiz Telemike per intraprendere una carriera come produttore televisivo in Florida. Nel 1998, fu arrestato per l’omicidio di Anthony “Dale” Pike, ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla testa. Secondo l’accusa, Tony Pike soffriva di demenza e Forti avrebbe tentato di raggirarlo. Messo alle strette, Forti ammise di aver prelevato Pike all’aeroporto ma ha sempre negato di avergli sparato, affermando di averlo lasciato in un ristorante. Condannato all’ergastolo senza condizionale nel 2000, Forti si è sempre dichiarato innocente.
Un caso che ha diviso l’opinione pubblica
Il caso di Chico Forti ha suscitato dibattiti e divisioni nell’opinione pubblica per anni. Molti si sono chiesti se l’uomo fosse davvero colpevole o se fosse vittima di un errore giudiziario. Il fratello di Dale Pike, Bradley, ha espresso la sua convinzione dell’innocenza di Forti, avendo avuto l’opportunità di incontrarlo nell’ambito di un programma di giustizia riparativa. L’incontro, durato quattro ore, è seguito da un altro pochi giorni dopo. La famiglia di Forti, così come i suoi sostenitori, ha accolto con gioia la decisione del tribunale.
La sua arrivo in Italia fu accompagnato da un aereo governativo. Chico Forti arrivò in Italia nel maggio 2024 su un aereo messo a disposizione dal governo, che atterrò all’aeroporto di Pratica di Mare. La presidente Giorgia Meloni lo accolse personalmente, dichiarando che il risultato era frutto dell’impegno diplomatico del governo italiano, della collaborazione con lo Stato della Florida e con il governo degli Stati Uniti. La sua accoglienza, tuttavia, fu accompagnata da polemiche politiche, così come l’intervista realizzata da Bruno Vespa.
La Procura di Verona aveva anche aperto un fascicolo su Forti in seguito alle dichiarazioni di un detenuto, condannato per reati legati alla ‘ndrangheta, che aveva riferito di avere sentito una conversazione tra un altro carcerato e Forti nella quale quest’ultimo avrebbe chiesto di riferire alla criminalità calabrese di “mettere a tacere” Marco Travaglio, Selvaggia Lucarelli e Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria. Le indagini si sono concluse con una richiesta di archiviazione.
