Carburanti, Bonelli attacca Meloni: tassare gli extraprofitti dei petrolieri
Bonelli critica il governo per non colpire i profitti record delle compagnie petrolifere. Secondo il deputato verde, l’esecutivo scarica il costo sugli italiani invece di fare pagare chi guadagna di più.

Il deputato Angelo Bonelli di Alleanza verdi critica duramente il governo Meloni per la gestione del caro carburanti. Secondo quanto riporta Affaritaliani.it, il politico green accusa l’esecutivo di cercare risorse per finanziare le accise mobili sui carburanti rifiutando però di far gravare il costo sulle compagnie petrolifere che realizzano profitti record. La posizione di Bonelli evidenzia uno scontro interno sulla linea da adottare per affrontare il problema dei prezzi alla pompa, un tema che continua a influenzare il portafoglio degli italiani.
Nel suo intervento, Bonelli utilizza un paragone esplicito per descrivere l’approccio governativo. Il deputato accusa Meloni di agire “come lo sceriffo di Nottingham”: invece di tassare chi realizza guadagni eccezionali, il governo presenta il conto ai cittadini. L’immagine del celebre personaggio medievale, noto per opprimere i poveri anziché i ricchi, serve a sottolineare quella che Bonelli interpreta come un’inversione di responsabilità nella distribuzione del carico fiscale.
La questione delle accise mobili e i profitti petroliferi
Il nodo centrale della critica verde riguarda le accise mobili sui carburanti, uno strumento che il governo starebbe considerando per stabilizzare i prezzi alla pompa. Secondo quanto riportato da Affaritaliani.it, l’esecutivo sta cercando risorse per finanziare questo meccanismo, ma non include nella sua strategia una tassazione degli extraprofitti realizzati dalle compagnie petrolifere. Bonelli sostiene che questa scelta rappresenta una perdita di opportunità per reperire fondi senza gravare ulteriormente sulle spalle dei consumatori.
La posizione del deputato riflette una prospettiva che contrappone due visioni diverse di come affrontare il problema dei carburanti costosi. Da un lato c’è l’ipotesi di redistribuire il costo attraverso meccanismi fiscali che coinvolgono indirettamente i consumatori; dall’altro la proposta di colpire direttamente i margini straordinari delle multinazionali del petrolio. Il dibattito attinge da una questione economica più ampia: in periodi di crisi energetica e inflazione, come vanno distribuite le responsabilità tra gli attori del mercato e lo Stato?
Le compagnie petrolifere hanno registrato negli ultimi anni risultati finanziari particolarmente solidi, beneficiando della volatilità dei prezzi globali del greggio e della domanda sostenuta. In questo contesto, Bonelli sostiene che imponendo una tassazione su questi profitti “extra” rispetto ai livelli ordinari, il governo troverebbe risorse significative senza compromettere ulteriormente la capacità di spesa delle famiglie italiane. Una tassazione di questo tipo è stata adottata in diversi paesi europei e rappresenta uno strumento utilizzato per contenere gli effetti economici delle crisi energetiche.

Lo scontro sulla strategia governativa
L’attacco di Bonelli al governo non riguarda semplicemente una scelta di politica economica, ma toca il tema più profondo della equità fiscale. Secondo il deputato verde, il governo sta invertendo l’ordine naturale delle priorità: chi subisce il danno della crisi energetica dovrebbe essere protetto, non penalizzato. Il ricorso a meccanismi come le accise mobili, se finanziati attraverso gettito generale o altri prelievi, comporterebbe infatti un trasferimento di risorse dai contribuenti alle casse pubbliche, mantenendo intatti i profitti delle multinazionali.
La posizione di Alleanza verdi si inserisce in una discussione più ampia sulla tassazione dei settori ad alta redditività durante le crisi. In diverse occasioni, anche altre forze politiche hanno sollevato questioni analoghe, pur da prospettive diverse. Il tema della progressività fiscale e della capacità dello Stato di prelevare risorse proprio dove i margini economici sono maggiori rimane centrale nel dibattito pubblico italiano.
Le critiche di Bonelli evidenziano una tensione intrinseca nella gestione governativa delle emergenze economiche: come bilanciare il sostegno ai consumatori con il controllo della spesa pubblica, e se gli strumenti scelti colpiscono in modo equo i diversi attori interessati. La scelta di non ricorrere a una tassazione degli extraprofitti petroliferi rappresenta, secondo la prospettiva verde, una mancata occasione per finanziare misure di sostegno senza gravare ulteriormente su chi già subisce gli effetti del caro energia.
