Andrzej Poczobut: “La fede mi ha aiutato a resistere durante cinque anni di prigione”
Giornalista bielorusso vincitore del Premio Sakharov racconta la prigione e l’incontro con Papa Francesco.

Andrzej Poczobut, giornalista bielorusso di origini polacche e vincitore del Premio Sakharov 2025, ha raccontato la sua esperienza in carcere durante un’intervista del 8 settembre 2026. Arrestato nel marzo 2021 e condannato a otto anni di reclusione per accuse di minaccia alla sicurezza nazionale e incitamento all’odio, Poczobut ha sottolineato come la fede gli abbia permesso di resistere durante i cinque anni di prigionia. “La fede mi ha aiutato a resistere durante cinque anni di prigione”, ha detto, ricordando come l’incontro con Papa Francesco durante l’udienza generale del 2 settembre gli abbia restituito una “grande pace del cuore”. Nonostante il timore di un nuovo arresto, Poczobut auspica di tornare presto in Bielorussia per continuare a impegnarsi in difesa dei diritti fondamentali e della democrazia.
La vita in carcere e i contatti con la Chiesa
Poczobut ha descritto la sua esperienza in carcere come estremamente difficile, nonostante non abbia subìto torture fisiche. “Sveglia alle 5 del mattino e alle 21 la giornata finiva. Nel mezzo, una passeggiata di un quarto d’ora, tre pasti e due appelli”, ha spiegato. Dopo aver parlato con altri detenuti, è stato trasferito in una cella singola, priva di diritti basilari come il materasso e l’aria. Nonostante l’isolamento, ha sottolineato che la fede lo ha sostenuto. “Non ho avuto alcun contatto con la Chiesa durante quegli anni, ma la fede mi ha aiutato a resistere”, ha affermato.
Il giornalista ha anche raccontato di aspettare con trepidazione le lettere dei familiari, che le autorità carcerarie facevano arrivare molto raramente, per sapere come stessero sua moglie, i suoi figli e i suoi amici. “Aspettavo con trepidazione le lettere dei familiari, che le autorità carcerarie facevano arrivare molto raramente, per sapere come stessero mia moglie, i miei figli e i miei amici”, ha detto. Nonostante la situazione di tensione, Poczobut ha espresso la sua determinazione a non cedere alle minacce. “Non temo di essere arrestato di nuovo, ma penso che non si debba cedere e lasciarsi spaventare”, ha aggiunto.
Un simbolo per la comunità polacca
Durante l’incontro con Papa Francesco, Poczobut ha portato in dono un’effigie della Madonna e ha ricevuto una benedizione per la Bielorussia e la sua famiglia. Ha anche avuto modo di parlare con mons. Paul Richard Gallagher, reduce dal recente viaggio a Mosca, e con funzionari italiani. “Riporterò questa immagine in Bielorussia come simbolo dell’attaccamento alla Chiesa dei polacchi che vivono nella regione”, ha detto. La sua esperienza, quindi, non solo è un racconto personale, ma anche un simbolo di resistenza e speranza per la minoranza polacca.
Il Parlamento Europeo ha sempre giudicato pretestuose le accuse, considerando la condanna uno strumento di repressione del regime di Aleksandr Lukašenko nei confronti della minoranza polacca. Poczobut, però, non ha intenzione di abbandonare la sua battaglia. “Non temo di essere arrestato di nuovo, ma penso che non si debba cedere e lasciarsi spaventare”, ha detto. La fede gli ha permesso di resistere durante i cinque anni di prigionia. Non ho avuto alcun contatto con la Chiesa durante quegli anni, ma la fede mi ha aiutato a resistere.
