Bellezza e bruttezza: un equilibrio antico e moderno

Una mostra a Milano esplora il rapporto tra bellezza e bruttezza nel Rinascimento e il loro ruolo nella società moderna.

Una mostra a Milano presenta opere che esplorano il rapporto tra bellezza e bruttezza nel Rinascimento e il loro ruolo nella società moderna
Una mostra a Milano presenta opere che esplorano il rapporto tra bellezza e bruttezza nel Rinascimento e il loro ruolo nella società moderna

Un confronto tra estetica e morale

La mostra “Bellezza e bruttezza” a Milano esplora il gioco tra bello e brutto nel Rinascimento e nel Cinquecento, un periodo in cui la bellezza classica era vista come un ideale da raggiungere. L’evento, in corso alle Gallerie d’Italia, presenta cento opere pittoriche e scultoree che mettono in scena il confronto tra estetica, morale e oscillazioni del gusto. L’allestimento è frutto di una collaborazione con il museo Bozar di Bruxelles, curata da Chiara Rabbi Bernard, e si svolge fino al 18 ottobre. La mostra si propone come un progetto su “ideale, reale, caricature nel Rinascimento”, con un catalogo edito da Allemandi. La mostra a Milano offre un’occasione unica per riflettere su come la bellezza e la bruttezza si siano evolute nel tempo.

La bellezza come armonia e perfezione

Nel Rinascimento, la bellezza si identificava con armonia, proporzione, ordine e perfezione. Questo ideale è rappresentato in opere come le Madonne di Raffaello, la carnale bellezza della Fornarina, e la fluida bellezza cinquecentesca che emerge dall’osmosi con la verità umana dei modelli. La Dama del Luini e la Giovane del Moretto, ad esempio, mostrano una posa di tre quarti, un cambiamento rispetto al classico profilo, che riflette una maggiore attenzione alla verità umana. La Donna che tiene una mela di Tiziano e il presunto ritratto di Simonetta Vespucci, l’amante di Giuliano de Medici, sono esempi di come la bellezza si sia evoluta verso una rappresentazione più realistica.

La mostra mette in luce come la bellezza classica abbia rappresentato un ideale da raggiungere con una forma che correggeva l’imperfezione della natura. La mostra presenta anche opere come la Testa grottesca di profilo di Leonardo, che mostra come le difformità fisiche possano diventare caricaturali e di interesse estetico. Il confronto con la natura ha portato a un progressivo slittamento verso il realismo, che ha aperto la strada a un inedito protagonismo della bruttezza. Il brutto non è più solo una mancanza di bellezza, come nel Ritratto di donna di Lorenzo Lotto, ma rappresenta una vera e propria apertura di credito sul valore estetico di ciò che suscita disgusto, comicità o repellenza.

La mostra include anche ritratti di personaggi come il buffone Gonnella e Ruggiero, protagonista dell’Orlando furioso di Ariosto, che mostrano come la bruttezza potesse essere un elemento esemplare. L’opera di Dosso Dossi, con la presenza in scena della pecora, è un esempio di come la bruttezza possa essere una forma di espressione e di stoltezza. La mostra a Milano offre un’occasione unica per riflettere su come la bellezza e la bruttezza si siano evolute nel tempo.

La mostra presenta opere provenienti dai maggiori musei del mondo, che ci fanno capire perché così non era nel Rinascimento, quando la bellezza si identificava con armonia, proporzione, ordine, perfezione. Il primo a teorizzare il contrario sarà, nel Seicento, il poeta Gian Battista Marino quando chiude l’Atlante Nano, nella sezione de La galeria dedicata ai ritratti burleschi o satirici, notando che «diventa in me grazia anche il difetto, e l’imperfezzion mi fa perfetto». Si entra così in una modernità dove la bruttezza smette di essere l’antagonista della bellezza, il cui posto viene immediatamente occupato dal kitsch che oggi è sempre più l’estetica della democrazia.

La mostra a Milano offre un’occasione unica per riflettere su come la bellezza e la bruttezza si siano evolute nel tempo.