China rafforza posizione economica prima di colloqui UE-USA
China rafforza posizione economica prima di colloqui UE-USA, difendendo modello di crescita.
La Cina si prepara a difendere con maggiore fermezza il suo modello economico, che privilegia le esportazioni e gli investimenti su consumo e benessere interno, in vista di colloqui commerciali con l’Unione Europea e gli Stati Uniti. La strategia, sostenuta da analisti come Xu Tianchen dell’Economist Intelligence Unit, sembra mirare a un equilibrio tra assertività e cautela, evitando concessioni significative. La Cina, che ha visto crescere il suo surplus commerciale a oltre un trilione di dollari, ha rafforzato la sua posizione con dichiarazioni chiare e un atteggiamento di postura, che si traduce in una serie di segnali di “linee rosse” non intese come rifiuto totale di modificare la sua politica, ma come un chiaro messaggio di non cedere. L’obiettivo, secondo fonti economiche, è di migliorare la comprensione reciproca e di aprire spazi per negoziati senza compromettere i principi chiave del suo modello di sviluppo.
Un modello economico in difesa di se stesso
La Cina ha sottolineato, attraverso il suo quotidiano teorico del Partito Comunista, Qiushi, che il basso consumo interno è un risultato storico giustificato del modello di sviluppo basato sull’investimento e sulla convergenza con economie avanzate. Questo approccio, che ha portato a un’espansione significativa delle esportazioni, è visto come un elemento chiave per la crescita del Paese, anche se non sempre accolto positivamente all’estero. Secondo un rapporto del Banco d’Italia, il 75 per cento del crescente volume delle esportazioni cinesi è stato spinto da fattori interni, come la debolezza del consumo e l’eccesso di capacità produttiva. Questi dati, insieme a un’analisi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che ha rilevato che il 60 per cento delle aziende cinesi ha visto aumentare la quota di mercato grazie a sussidi, hanno reso più evidente il ruolo delle politiche di sostegno statale nel modello economico.
Un atteggiamento di postura e di difesa
La Cina ha adottato un atteggiamento di postura, come ha sottolineato Xu Tianchen, che ha identificato due segnali chiave: il primo è l’auspicio di una migliore comprensione reciproca, mentre il secondo è la delineazione di “linee rosse” non intese come rifiuto totale di modificare la politica, ma come un chiaro messaggio di non cedere. Il ministero del Commercio ha chiarito che la Cina non accetta misure discriminatrici nei confronti delle sue aziende e dei suoi prodotti, un’asserzione che si sposa con la difesa del modello di sviluppo. Questo atteggiamento si è intensificato in vista dei colloqui con l’UE e gli Stati Uniti, dove la Cina ha cercato di rafforzare la sua posizione, sottolineando il ruolo strategico del suo controllo sui minerali rari, essenziali per molte industrie globali.
La Cina, tuttavia, ha anche riconosciuto i problemi interni, come la debolezza del consumo e l’eccesso di capacità produttiva, e ha promesso di apportare modifiche gradualmente, pur evitando cambiamenti troppo radicali che potrebbero destabilizzare l’economia. L’analisi di Daniel Rosen, co-fondatore del gruppo di ricerca Rhodium Group, ha sottolineato che la Cina sta aumentando la frequenza e la formalità delle sue argomentazioni, in risposta a un crescente volume di prove di problemi interni che hanno effetti globali. Questo atteggiamento, sebbene non indichi un cambiamento radicale, suggerisce una maggiore fiducia nella capacità di gestire le tensioni commerciali senza compromettere i principi del modello economico.
La Cina, inoltre, ha risposto alle critiche internazionali, come quelle del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha accusato il Paese di mantenere una valuta svalutata. La Cina ha rifiutato le accuse di protezionismo, sostenendo che le politiche di supporto alle industrie sono necessarie per sostenere la crescita. L’approccio, sebbene non sia completamente soddisfacente per i partner commerciali, sembra mirare a un equilibrio tra difesa del modello e apertura a negoziati, con l’obiettivo di evitare conflitti troppo intensi e di mantenere la stabilità economica interna.
