Polo dell’infanzia di via Longhena a Como: rischio concreto di perdere i fondi europei

Rischio concreto di perdere i fondi europei per il polo dell’infanzia di via Longhena a Como a causa dei ritardi.

Cantiere in sospeso a Como, genitori in attesa di un nido per i loro figli
Cantiere in sospeso a Como, genitori in attesa di un nido per i loro figli

Il Polo dell’infanzia di via Longhena a Como corre il rischio concreto di perdere i fondi europei per il progetto PNRR, a causa dei ritardi nella realizzazione. La Corte dei Conti della Lombardia ha evidenziato una situazione critica, con i lavori non ancora iniziati e la scadenza fissata al 30 novembre 2026, data considerata impossibile da rispettare. L’Amministrazione Comunale, in particolare l’assessora Roperto, è chiamata a dare risposte precise alle famiglie e ai genitori, che da tempo non hanno accesso a un nido vicino a casa. La chiusura del nido Peter Pan nel 2023 e la promessa di completare i lavori in tre anni non si sono tradotte in risultati concreti, con un progetto esecutivo approvato solo a fine 2025. La variante strutturale da 400mila euro, interamente a carico del Comune, aggiunge ulteriore complessità al progetto, che rischia di non essere completato nei tempi previsti.

Un servizio essenziale in pericolo

Un asilo nido è uno strumento fondamentale per permettere ai genitori di conciliare lavoro e vita familiare. La prossimità è cruciale, soprattutto per i bambini piccoli, la cui crescita richiede tempi stabili e ripetitivi. La chiusura prolungata del nido di via Longhena ha costretto le famiglie a spostarsi in sedi alternative, come il nido di via Giussani, con un tragitto che supera mezz’ora. Questo crea un carico di tempo, costi e stress per i genitori, che già affrontano le difficoltà di conciliare lavoro e cura dei figli. La mancanza di un servizio vicino al quartiere di Albate ha reso necessario un trasferimento, con conseguenze negative per la qualità della vita delle famiglie.

La chiusura prolungata del nido ha privato il quartiere di Albate del servizio per troppo tempo, con un’incertezza che si è protratta per anni. La promessa di riapertura entro tre anni, fatta durante un’assemblea con i genitori nel maggio 2023, non si è tradotta in risultati concreti. La mancanza di un piano chiaro e realistico ha reso il progetto un rischio concreto per i fondi europei, con conseguenze economiche e sociali per la città.

Ritardi e mancanza di pianificazione

Il progetto esecutivo per il Polo dell’infanzia è stato approvato solo nell’agosto 2025, un ritardo che ha reso difficile rispettare i tempi previsti. L’Amministrazione Comunale ha rinvio la scadenza al 30 novembre 2026, ma i lavori non sono praticamente iniziati, come si può verificare in cantiere. Il blocco dei rimborsi PNRR, che si attestano al 30%, è direttamente legato ai ritardi, mettendo a serio rischio il finanziamento europeo. La variante strutturale da 400mila euro, interamente a carico del Comune, indica una mancanza di pianificazione e di risorse sufficienti per completare l’opera.

La mancanza di un nido vicino al quartiere di Albate ha reso necessario un trasferimento, con conseguenze negative per la qualità della vita delle famiglie. La prossimità è fondamentale per evitare “levatacce” ai bambini piccoli, che tanti studi pediatrici indicano come non siano consono per la loro crescita. La chiusura prolungata del nido ha creato un vuoto che non è stato colmato, con un servizio che non è ancora disponibile. L’Amministrazione Comunale deve fornire risposte precise alle famiglie, che attendono con ansia la riapertura del nido e la ripresa dei servizi educativi.

La promessa di completare i lavori in tre anni non si è tradotta in risultati concreti.
La mancanza di un piano chiaro e realistico ha reso il progetto un rischio concreto per i fondi europei.