Lo sportello per le persone neurodivergenti che non esclude nessuno

Un’esperienza di inclusione e diritti per le persone neurodivergenti in Italia.

Un avvocata e un bambino neurodivergente con un disegno che rappresenta l'inclusione
Un avvocata e un bambino neurodivergente con un disegno che rappresenta l’inclusione

Una storia di inclusione e diritti

L’avvocata Maddalena Russo ha fondato “Senza esclusioni”, uno sportello legale dedicato alle persone neurodivergenti, a Cosenza. L’idea nasce da una vicenda personale: il figlio, un bambino neurodivergente e plusdotato, è stato vittima di un episodio di grave violenza in classe. «Nel giorno dell’accoglienza, aveva preparato un pacco di disegni per i suoi nuovi compagni, ma questi lo hanno lasciato solo», racconta. L’esperienza ha scatenato una riflessione profonda, che ha portato alla creazione di un servizio che tutela i diritti di chi non si adatta al modello neurotipico.

Un approccio diverso alla scuola

La scuola successiva rappresenta un’esperienza opposta. «Abbiamo incontrato insegnanti illuminati che hanno accolto la neurodivergenza come opportunità di crescita per tutta la classe», spiega Russo. La dirigente Simona Sansosti ha scelto di mettersi in discussione, partendo da una domanda semplice: «cosa ci chiede questo bambino?». Questo approccio ha cambiato non solo la vita del bambino, ma anche il percorso professionale dell’avvocata. «Ho iniziato a studiare in modo sistematico: corsi, master, collaborazioni con alcuni dei maggiori esperti di neurodivergenze e plusdotazione», racconta.

Non sono le persone neurodivergenti a doversi adattare a un modello convenzionale.
L’obiettivo di “Senza esclusioni” è difendere il diritto delle persone neurodivergenti a vivere secondo le proprie caratteristiche e i propri bisogni. «È il mondo neurotipico che deve mettersi in discussione», sottolinea Russo. L’esperienza ha portato a un’espansione del servizio, che oggi opera in tutta Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, e si occupa di tutela in ogni fase della vita, dalla scuola alla terza età.

Il principio è semplice: io non sono nessuno per dirti come devi essere.
Tra le persone che si sono rivolte allo sportello c’è anche un uomo autistico di quarant’anni. «Mi scrisse una mail dove diceva: “Forse ho commesso un reato”», racconta Russo. L’uomo aveva provato un sentimento per una collega, ma era stato rifiutato. «Con estrema delicatezza siamo riusciti a gestire la situazione rispettando i suoi sentimenti e a ottenere un trasferimento di ufficio dove ha trovato maggiore serenità», spiega. L’immagine del pesce ai piedi dell’albero, disegnata da suo figlio, è diventata il simbolo di un’idea forte: l’inclusione non è un’opzione, ma un diritto. «Se a un pesce viene chiesto di arrampicarsi su un albero, passerà tutta la vita a sentirsi stupido», dice Russo. Questo è il messaggio che porta con sé, che ha trovato nella sua esperienza un modo per aiutare altre persone a non sentirsi mai più rifiutate.