L’UE deve progettare i social in modo sicuro, non solo vietarli ai minorenni

L’Ue deve adottare un approccio di sicurezza fin dalla progettazione per i social media, non solo vietarli ai minorenni.

Un gruppo di esperti presenta una relazione alla Commissione europea su come garantire la sicurezza dei minori online attraverso un approccio di progettazione sicura
Un gruppo di esperti presenta una relazione alla Commissione europea su come garantire la sicurezza dei minori online attraverso un approccio di progettazione sicura

La Commissione europea sta prendendo una direzione diversa nel regolamentare i social media, spostandosi dall’idea di vietare semplicemente l’accesso ai minorenni a quella di progettare le piattaforme in modo sicuro fin dalla loro creazione. Questo cambiamento di rotta, sancito da un rapporto presentato a luglio alla presidente Ursula von der Leyen, si basa su una crescente consapevolezza dei danni causati da funzionalità come lo scorrimento infinito, le notifiche push e i feed algoritmici, che sono state deliberate per massimizzare il coinvolgimento degli utenti. L’UE deve ora adottare una strategia di “sicurezza fin dalla progettazione”, riconosciuta come l’unica soluzione praticabile per garantire la protezione dei minori online.

Un approccio diverso rispetto al divieto generale

Sebbene diversi paesi dell’UE prevedano di adottare un divieto generale basato sull’età, il rapporto sostiene che una strategia alternativa, che punta a vietare direttamente le caratteristiche di progettazione tossiche, sia più efficace. Questo approccio trova supporto sia nel consenso scientifico che nell’opinione pubblica, come dimostrato da un recente sondaggio in cui tre quarti degli adulti intervistati in cinque paesi europei hanno espresso la volontà di un “safe-by-design” per le piattaforme. L’Australia, pioniera in questo campo, ha introdotto un divieto per i minori sotto i 16 anni, ma il risultato non è stato soddisfacente: la maggior parte dei ragazzi continuava a possedere account attivi, e non si è registrata una riduzione significativa di abusi o cyberbullismo.

Le aziende tecnologiche devono dimostrare la sicurezza

Secondo il rapporto, i governi devono imporre alle aziende tecnologiche di dimostrare la sicurezza delle loro piattaforme prima di poter accedere al mercato degli adolescenti. Questo approccio, già richiesto alle aziende alimentari e automobilistiche, potrebbe essere esteso anche ai social media. L’UE ha già un vantaggio con il Digital Services Act (Dsa), che fornisce una base giuridica e una prova di fattibilità per un approccio di sicurezza fin dalla progettazione. Il comitato speciale ha citato recenti azioni del Dsa contro TikTok, Snapchat, X/Grok e Meta, che sono state accusate di creare dipendenza e danni ai minori.

Il Digital Fairness Act, previsto entro la fine dell’anno, potrebbe ampliare questo quadro normativo, anziché limitarsi a ritocchi marginali alle norme esistenti. Se una piattaforma venisse privata dello scorrimento infinito, delle impostazioni predefinite ottimizzate per il coinvolgimento e delle notifiche push costanti, sarebbe probabilmente molto più sicura per i giovani. Al contrario, un divieto basato sull’età lascia la piattaforma immutata, limitandosi a ritardarne gli effetti dannosi.

Un’alternativa alla regolamentazione volontaria

I governi hanno cercato di regolamentare le piattaforme dei social media ricorrendo a impegni volontari e leggi come quella australiana, che prevede multe in caso di violazioni. Tuttavia, le aziende più redditizie del mondo potrebbero semplicemente assorbire tali sanzioni come un costo di gestione. Le conseguenze devono essere abbastanza significative da non poter essere scontate nel prezzo. L’Europa, con la sua tradizione di plasmare il quadro normativo globale, ha l’opportunità di guidare il mondo nella creazione di misure di protezione efficaci e significative per la sicurezza online dei minori.

La relazione del gruppo di esperti indipendenti ha segnalato una nuova direzione, affermando che «la regola in Europa è la sicurezza fin dalla progettazione». Sebbene il rapporto raccomandi restrizioni di età, le definisce temporanee in attesa della riprogettazione delle funzionalità dannose. L’onere di dimostrare la sicurezza dei social media è attribuito alle aziende tecnologiche, non alle autorità di regolamentazione. Questo approccio potrebbe ridurre l’esposizione a un prodotto dannoso per bambini e adolescenti e rimodellare gli incentivi di mercato, creando spazio affinché piattaforme più sicure possano competere.