La Russia si confronta con una crescita economica quasi azzerata

La Russia affronta una crescita economica vicina allo zero e un aumento dell’inflazione.

Banca Centrale russa riduce previsioni PIL, inflazione in aumento, attacchi energetici
Banca Centrale russa riduce previsioni PIL, inflazione in aumento, attacchi energetici

La Russia si confronta con una situazione economica in continua evoluzione, con previsioni di crescita del PIL per il 2026 ridotte al ribasso e un aumento dell’inflazione. La Banca Centrale ha rivisto le stime, portando l’intervallo di previsioni dal precedente 0,5-1,5% allo 0-1%, segno di un rallentamento più marcato del previsto. L’istituto ha anche ridotto il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 14%, una decisione che ha sorpreso gli analisti, ma che non segna un cambio di rotta nella politica monetaria. La situazione economica del Paese appare fragile, con segnali di una crescita quasi azzerata e un aumento dei prezzi dei carburativi che alimenta la pressione sull’inflazione.

La fragilità dell’economia russa

La Banca Centrale ha evidenziato come la crescita economica sia in declino, con un’accelerazione del peggioramento delle prospettive. L’aumento dei prezzi dei carburativi, in particolare, rappresenta un fattore chiave nel deterioramento delle previsioni. L’istituto ha anche segnalato che, se la capacità produttiva delle raffinerie non sarà ripristinata entro la fine dell’anno, potrebbe essere necessario un ulteriore rialzo dei tassi per contenere l’inflazione. L’effetto dei ripetuti attacchi con droni ucraini contro infrastrutture energetiche ha ridotto la capacità di raffinazione del Paese, causando difficoltà nell’approvvigionamento di benzina e gasolio.

La crescita quasi azzerata e l’aumento dell’inflazione sono segni di una situazione economica in declino. La Banca Centrale ha anche ridotto la stima del prezzo del petrolio, prevedendo un valore medio di 60 dollari al barile nel 2026 e di circa 50 dollari negli anni successivi, un dato che potrebbe ridurre sensibilmente le entrate dello Stato, fortemente dipendente dalle esportazioni di idrocarburi. La situazione economica della Russia si complica ulteriormente con un peggioramento di altri indicatori chiave.

Un’espansione limitata e un’ipotesi di inflazione in aumento

Il taglio dei tassi, pur sembrando un intervento positivo, non indica un cambio di strategia. La Banca Centrale prevede che i tassi resteranno elevati per molto tempo, con un tasso medio compreso tra il 14,5% e il 14,6% per il 2026. Anche per il 2027, le aspettative sono state riviste al rialzo, con un intervallo tra il 10,5% e il 12,5%. L’inflazione, invece, ha superato l’obiettivo fissato, raggiungendo il 5,9% nel 2026, con previsioni che la portino al 6-7%. La Banca Centrale ha anche segnalato che, se la capacità produttiva delle raffinerie non sarà ripristinata entro la fine dell’anno, potrebbe essere necessario un ulteriore rialzo dei tassi per contenere l’inflazione.

Il peggioramento riguarda anche altri indicatori chiave. Il surplus delle partite correnti è stato rivisto al ribasso, così come le prospettive di crescita del credito per famiglie e imprese. Sul fronte dei conti pubblici, la Banca Centrale stima un deficit federale pari al 3,6% del PIL, segno di un aumento della spesa pubblica e del peso economico della guerra. Il taglio dei tassi, quindi, rappresenta più un tentativo di gestione di una situazione fragile che l’inizio di una fase espansiva. La Russia, in questo contesto, si trova a fronteggiare una crisi economica che si fa sempre più preoccupante.